E' notte, penso la maggior parte della gente stia dormendo. Io no. Io sono sveglio. Io vieni127, il sofferente, quello che ha voglia di scrivere un post. Allora, potrei scrivere di due cose: o della tapina esistenza che conduco (argomento simil-filosofico che però andrebbe a parare nella sofferenza spirituale, due palle insomma) o di acciacchi passati, più o meno remoti. Opto per la seconda possibilità, proprio ora che si sta incazzando a piovere per l'ennesima volta in poco più di 24 ore. E più in particolare vi parlo di una meravigliosa sofferenza in alto mare: signori e signori, ecco a voi "Vomitare in canoa!".
Che successe? Successe che il 13 agosto, un mercoledì estivo del favoloso 2008, decisi di darmi allo sport elevato all'ennesima potenza: novello triatleta, quel giorno volevo spaccare il mondo. Dal momento che a parte giochicchiare a pallone non sono buono manco a correre, decisi di affidarmi a un personal trainer ferratissimo, il mio cuginetto. Io da vecchia volpe, quasi autocompiaciuto di come mi facevo voler bene da quella creatura smaliziata (al secolo Peppo), gli dico "Ma si, andiamo, si va!". Dove? A pescare, in alto mare, due uomini su una minuscola canoa a 200 metri dalla costa, due martinpescatori da far rabbrividire... boh... qualcuno che sa pescare bene.
Si salta in canoa, e sto cazz 'e Peppo inizia a rompere i coglioni: "Dai, forza, andiamo più veloce, raggiungiamo subito il largo" e io, che stavo dietro a lui, dopo 20 remate vigorose inizio a rallentare, mentre lui in preda ai nervi accelera la vogata. Vabbene, mi ridico, facciamo sto sforzo e arriviamo nel punto x, a detta di Peppo il più pescoso dei paraggi. Attracchiamo la canoa con un masso che pesava più di lui (fece tutto lui, io mi limitavo a dar indicazioni verbali) e via, si pesca. Un lancio, niente. "E' troppo bello pescare" fa lui, secondo lancio. Un pesce. Si ringalluzzisce. Io osservo, cerco di imparare, reclamo la canna. E prendo pure un pesce, velenoso. Peppo lo ributta in mare, io suggerivo di usarlo come esca.
Se non che, dopo 20 minuti, solo 20 minuti, inizio a bestemmiare. Il mare era mossetto, la canoa fa di questo e di questo, e Peppo non aiuta: "Mamma che bello pescare, io vivrei una vita intera come questo momento, in alto mare a pescare". Io cambio posizione, la canoa bascula. Mannaggia santa.
Mi sale un senso di nausea che manco la Madonna con l'Anticristo in grembo, devo vomitare. Però a Peppo non voglio deluderlo, e a nuoto non posso tornare. "Ehm, inizio a stare male" "Che?" "Niente".
Poi devo proprio rovesciare, mi faccio coraggio (mentre lui armeggia con piombini e forbici) e gli intimo di tornare a riva, lo scongiuro, un uomo senza dignità. "Ma ora?" "Si ti prego Peppo, ora, portami a riva o se no ti muoio qua".
E da solo mi conduce esanime al molo, se solo ci ripenso mi riviene la nausea. Mi scarica e ritorna al largo, lui si che è un lupo di mare. Io ci stavo schiattando, invece, in alto mare. Sarà 'na cazzata, ma è stato brutto. Nato per buttare il sangue anche un mercoledì d'estate.
(Peppo ritorna a largo per continuare la pesca)