03/07/2008

Patereccio

Cazzo.



(duole)

postato da: vieni127 alle ore 23:10 | link | commenti
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07/06/2008

Vuoti di memoria

Fare la vita mia può sembrare facile ai più, giovani amici, ma non è affatto così; aspettate a capire in che modo alfine giungerò alla sofferenza e seguite questo mio ragionamento intriso di tristezza e disperazione.
Io bevo. Per sostenere il mio regime la giornata inizia molto presto; solitamente mi alzo (alticcio dalla sera precedente e zigzagante a destra e a manca con pantofole spaiate) e bevo dieci litri di acqua di rubinetto, quindi chiamo un mio amico pillitrone di cui non faccio il nome (se non abbiamo dormito insieme, in mutande) e propongo il prossimo "giro":

"Stasera, serata di alleggerimento a base di vino e birra? O battiamo il ferro che è caldo?"

Pentitomi in un secondo di averlo chiamato per la sua logorrea perché mi inizia a raccontare delle lavatrici che ha messo e dei cioccolatini che si è mangiato, controllo i soldi che ho e come d'accordo, nel pomeriggio, mi avvio alla Conad. Lì mi muovo meccanicamente, bazzico nel reparto dei liquori sentendomi a mio agio e compro alcolaglia di terza serie (degli analisti in Russia la mattina nelle loro riunioni non se ne capacitano: "Le vendite della vodka Moskva a Siena sono cresciute del 250% negli ultimi due mesi, aumentiamo la produzione e insistiamo su Siena"). A metà giornata mi sento realizzato e cacato di cazzo alla stessa maniera.
Alla fine, quando arriviamo alla fatidica ora, iniziamo a bere. E allora mi sento felice, l'unico momento della mia grama giornata di merda. Poi esco e mi presentano persone, chiacchiero (di cosa visto che non c'ho niente da dire?), insomma pare che viva. Poi in un modo o nell'altro trovo la via di casa e nel tragitto non penso a niente. E poi mi metto a dormire.
Ecco, mi sono sfogato descrivendo la mia tapina giornata, uggiosa ma accettabile se non fosse che non mi ricordo mai un cazzo. E' questo il nodo: trovo nomi scritti sul cellulare che non so chi sono, sulla tavola coccarde rosse e pile che non so come cazzo mi so finite in tasca, all'orizzonte la sottile depressione dell'alcolizzato. Bere per non soffrire, bere per soffrire.



(vieni127, a sinistra, che dà un mozzicotto a Fellone per sedare la sua logorrea)

postato da: vieni127 alle ore 14:13 | link | commenti (2)
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25/05/2008

Proctalgia fugace: il dolce supplizio

Un anno e mezzo, ragazzi! Un anno e mezzo di sofferenze covate dentro, ingoiate amaramente, digerite a fatica e metabolizzate con sudori, 18 mesi di vita intramezzati, di tanto in tanto, da lettere incomprensibili di Feliciano che dovrò prendermi la briga di rispondere. Sì, perché questo blog pare stia ripartendo, col suo carico di sciagure, disavventure, piccole catastrofi occorse al sofferente per antonomasia, me medesimo.
Per riprendere confidenza con questo mezzo, per immergermi nuovamente nel ruolo di cronista dei miei malanni, ho deciso di raccontarvi una storiuncola occorsami solo due sere fa. Ero nei pressi di un noto locale senese a bere un aperitivo, anzi no, a reggere in mano bicchieri non miei per poter mangiare impunemente gli stuzzichini. Flirtavo con ragazze a destra e a manca, non lesinavo risate e occhiatacce sexy, fumacchiavo.
Quando ecco che sento i primi sentori di un nemico invisibile e fastidioso, una patologia molto discussa Oltreoceano ma poco disquisita quì in Italia: la proctalgia fugace. Per chi non conoscesse il greco un dolore all'ano. Sì, insomma, al buco del culo.
Se la lussazione di ginocchia non l'avrei augurata neanche al mio peggior nemico, questa proctalgia invece la consiglio. E' un dolore che ha i pro e i contro, sicuramente un fastidio tremendo ma che dura solo cinque minuti e le cui acuzie non superano i 2 minuti: di solito capita la notte, tanto da farti svegliare, a me pure quando aperitiveggio. Ti blocchi, senti contrazioni anali, l'orifizio in questione non brucia o prude, semplicemente duole all'interno; sudi freddo e solitamente continui a fumare senza godere dei tiri che fai. L'altra sera interruppi le occhiatacce alle ragazzette e fissai negli occhi un amico, cercando conforto. Quand'ecco che sopraggiunse l'erezione, inaspettata e imbarazzante, qualcosa che non c'azzecca un cazzo in quel momento e che non è di supporto. Quindi iniziai a contrarre i muscoli della regione interessata dal dolore, ma nisba: dolore, pain.
Su un sito ho letto che non c'è terapia perché i sintomi durano troppo poco, anche se qualche specialista consigliava massaggi e correnti galvaniche. Io mi limito a sudare freddo e a stringere le "pacche". Sofferenza fugace, un ometto si tempra. Mi capita una volta al mese, speriamo la prossima volta non sopraggiunga quando dispenso flirts.



(vieni127 in uno schema in cui si ipotizza l'utilizzo delle correnti galvaniche per la terapia della proctalgia fugace)

postato da: vieni127 alle ore 22:56 | link | commenti (6)
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19/11/2006

Principi di febbre

Siete contenti ora? No, dico, vi è cambiato qualcosa? A furia di tirarmela mi so mezzo preso la febbre. Ho il naso che cola, principi di mal di gola sedati da Aulin®, la capo che duole a intermittenza e le ossa mezze scasciate. Non me la passo benissimo ma non posso permettermi una pausa; lunedì ho da andare all'università e dovrò comunque continuare a studiare.
Che poi la colpa è solo del tempaccio e di sti maledetti termosifoni nelle strutture pubbliche e non solo: io mi vesto col maglione, sto bene, vado dentro le strutture e mi muoio di caldo, esco e non fa freddo però tira vento e il sudore mi si ritorce contro nelle spalle, arrivo a casa e mi spoglio, riesco coi capelli bagnati conscio del caldo che ho patito. Non riuscendo a trovare l'omeostasi l'ipotalamo si caca il cazzo e il centro della febbre mi manda a quel paese. Poi però faccio lacrime di coccodrillo e mi metto il pigiama garbato, mi asciugo i capelli col phone e non fumo.
In questo modo cerco di resistere. La pugna è lunga, ma io conto di portare a casa la vittoria.



(vieni127 mentre s'asciuga con la carta igienica i sudori che butta)

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03/11/2006

Uno dei post più lunghi che ho mai scritto circa il freddo e la possibilità che mi ammali, ma non per le temperature basse

Giovani amici e giovani amiche, ma soprattutto giovani lungo e mediodegenti, voi che soffrite in ospedale o dentro al letto di casa vostra, voi che soffrite di cuore o di cervello, beh, eccomi di ritorno. E' tornato il freddo e questo, per alcuni pivellini, potrebbe essere un buon motivo per fare un post sui brividi, le mani ghiacciate e sui gelati che non possiamo più mangiarli per strada che sono più caldi dell'aria che c'è intorno e diventano pezzi di ghiaccio.
Io però non faccio un post del genere, se non altro perché essendo fornito di numerosi pannicoli adiposi, e in variegate parti del corpo (pure sulla schiena), continuo a sentire caldo. Sarà che la casa mia è calda a prescindere ma io ancora mi pezzo sotto le braccia, ancora inumidisco le mutande, ancora sudo come un puorco. Certo, ora esco per strada leggerino e sto benone, ma la realtà è che questa ciurma di freddolosi finirà coll'uccidermi, riverso nel mio stesso sudore. All'ospedale già mi immagino i termosifoni a manetta, nelle case della gente idem e a casa mia, come già detto, pare sempre il mese di agosto.
Allora bestemmio perché non solo sono mazziato, ma pure cornuto. Perché ostentando con i vestiti leggieri la bella stagione... mi ammalo!
Parliamoci chiaro: io sono una bella pellaccia e, per quanto avvezzo a soffrire, le febbri non fanno per me. La penultima si registrò nel gennaio del '99, l'ultima però appena 2 anni fa, nel febbraio 2005. All'epoca mi venne oltre che per la scriteriata idea di mettere il letto sotto la finestra (alla mattina mi svegliavo con il cuscino bagnato, ma non me ne curavo, stoltamente), anche perché uscivo come un pellegrino per strada: il mese di gennaio, non me lo posso mai scordare, andai alle 2 del pomeriggio a casa del Presidente solo con una camiciola a maniche corte (senza maglia intima né giacche o giacchette).
Così, amici sofferenti, vogliamo scommettere che mi prende la febbre pure quest'anno? Due anni fa, ricordo, fu una bella storia perché senza motivo mi imbottii di antibiotici e uno di questi mi fece un effetto collaterale altresì detto mughetto. Tenevo della merda sotto il palato duro della bocca e non potevo mangiare, fumare, parlare, come se fosse stata una mega afta (per dire il tipo di dolore). Mangiavo solo brodaglie e minestrine (ma non dimagrii). Per cui, vieni_127 caro, armati di forza e coraggio e vai incontro al tuo destino. Hai tanto da fare in questi mesi ma con le ginocchia che fanno giacomogiacomo e con la "freve" dietro l'angolo butterai di sicuro il sangue. Come di consueto.



(vieni127, quand'era femmina, si beccava la febbre più spesso)

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12/10/2006

A un amico sofferente

Essere fortunati nella sfortuna. A chi non è capitato? A me per esempio, sofferente tra i sofferenti, è successo che nonostante vivi a Siena per 11 mesi all'anno, il ginocchio me lo sono lussato a Centola: tutto è diventato più facile perché ero nel mio habitat e la casa era adibita ad una meno traumatica guarigione.
Talvolta tuttavia non solo dobbiamo buttare il sangue senza che nessuno l'avesse chiesto, ma dobbiamo pure farlo lontani da dove usualmente risiediamo, in viaggio per esempio. E quelle sono iatture!
Oggi perciò volevo dedicare il mio pensiero (e un post del mio blog) a chi non può farsi strozzare facilmente le emorroidi (come farebbe se fosse qui tra noi), a chi deve stare attento anche a ridere perché se no gli si infiamma l'ano, a chi non può sedere e tampoco camminare, a chi è in America e lotta col proprio culo (e non in senso figurato, anzi, l'opposto).
Perciò, amico mio, citando D'Annunzio e la sua "Seria Fiesolana" ti dico: "Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie". Che possano darti conforto, avventuriero americano, perché con quelle palluccedde a livello delle pliche anali (cose ch'io non ho mai provato in vita mia) dev'esser dura schiattare in cuorpo le zoccole diabetiche, proprio dura!
Non arrenderti, cowboy de noartri, schiatta ncuorpo il nemico, esorcizza il male, tu sei forte, hai le sopracciglia attaccate ma sei forte, tanto forte. Go my friend, go!



(sembra una polpetta pronta per essere infornata!)

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05/10/2006

Un dente malandrino!

Mannaggia e poi metteteci il santo che volete, io di solito me la prendo con la povera Santa Barbara ma stavolta la risparmio e, anzi, penso non la scomoderò mai più che la poverella l'ho fin troppo disturbata fino ad ora.
La bestemmia solo accennata e servita ai vostri palati fini, peccatori di malaffare, serve eccome in questo momento perché sono due giorni che dopo pranzo mi prendo l'Aulin® a causa di un dente del giudizio che mi dà grattacapi non indifferenti. Che il capo spesso è sede di dolore non ci piove, ma quando la sofferenza in tal distretto torna inesorabile sono sempre cazzi amari.
Praticamente c'è il dente del giudizio di sinistra, quello inferiore e cioè sulla mandibola, che a differenza degli altri 3 che ancora non sono usciti (o che sono appena spuntati ma in modo discreto), sta uscendo con arroganza e senza un minimo di delicatezza.
Il suddetto già aveva bussato sulle mie gengive ad aprile, nei giorni della lussazione al ginocchio sinistro, e già allora la povera Santa Barbara vacillò. Poi si spense e ora è tornato alla carica: ma caspita, dico io, vuoi uscire? E allora esci e muoviti! Ho 22 anni ormai...
Annessi e connessi: non riesco a mangiare col lato sinistro, mi fa male la capo a sinistra e soprattutto nella regione auricolo-temporale, c'è il cazzo del linfonodo che s'è ingrossato come a un cretino (se lui non si fa sentire in questi casi non è lui, ci tiene proprio) e quando mi lavo i denti mi faccio male.
Ecco, mi sovviene una cosa che m'è successa sul palato duro quasi due anni fa, ma la racconto un'altra volta. Ora, benché grandini, me ne vado in palestra a rinforzare le mie ginocchia. Poi vi racconterò pure della palestra (piccola anticipazione: non pensavo sudassi fino a dentro il buco del culo!).



(sai dove te lo devi mettere quello spazzolino?)

NB. La volgarità di questo post è direttamente proporzionale al fastidio che provo in questo momento.

postato da: vieni127 alle ore 18:39 | link | commenti (3)
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03/10/2006

Temere gli starnuti!

Buongiorno giovini amici, eccomi di nuovo. Le mie ginocchia malandrine mi stanno accompagnando senza infamia e senza lode per il mondo ma essendo ancora debolucce oggi dovrei andare in palestra e per tre mesi condurre un programma di rafforzamento dello stramaledettissimo vasto mediale. Nei giorni scorsi ho già testato le gambe andando a correre sopra un tapis roulant e sguarrandomi il culo per 11 kilometri (in tre giorni, mezz'ora al giorno) e sudando come un puorco.
Ecco, dal momento che non ho molto da dire circa sofferenze attuali voglio raccontare una strana patologia che per mia fortuna è stata transitoria ma che, ugualmente, m'ha recato molto handicap nel periodo in cui ne sono stato affetto. Credetemi non scherzo, m'è capitato davvero e ci soffrivo, vivevo con l'ansia e se poi il "fattaccio" accadeva erano cazzi.
Era il secondo liceo, quindi diciamo 8 anni fa, e io non potevo fare starnuti. Ecco, al giorno d'oggi a me gli stanturi stanno molto simpatici, li faccio spesso senza freni inibitori e sputo inconsapevole muco per terra (se sono per strada) senza remore, altrimenti mi metto la mano d'avanti la bocca e ma la inguacchio. Ecco, non voglio discorrere sugli starnuti che, oggi come otto anni fa, facevo beatamente. Piuttosto all'epoca accadeva una strana cosa, forse colpa di qualche insufficienza sfinteriale, forse per un impegno sbagliato dei muscoli che occorrono per un buon starnuto: ebbene quando starnutivo (diciamo ogni 20 starnuti in media) mi cacavo! Si, mi cacavo!
Non posso dimenticare quando un giorno andammo al campo di calcetto con la scuola e dovevamo fare il torneo delle classi (al mio liceo c'erano solo 5 classi e 1 sezione): io facevo il figo che a calcetto, benché chiatto, me la cacav... ehm cavavo. Toccava alla mia squadra esordire, mi sembra contro la classe terza: prima di iniziare faccio uno starnuto e zac! Sento il buco del culo che si scuote e un attimo dopo suppongo che ho fatto la frittata. Gioco facendo finta di niente ma dopo 5 minuti fingo una distorsione della caviglia. Vi lascio immaginare il calvario, 5 ore, fino a quando arrivato a caso mi spoglio velocemente e metto fine allo schifo.
Ecco, questo mi capitò, in secondo liceo, 4-5 volte tanto che mi iniziai a preoccupare e quando la gente che lo sapeva (pochissimi) mi vedeva fare uno starnuto invece di dirmi "salute" mi dicevano "ti sei cacato pure stavolta?". Nato per soffrire, poi dite che non è vero...



(vieni127 dopo gli starnuti anziché pulirsi il naso si puliva il culo)

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05/09/2006

Un vasto sottotono sancisce il mio ritorno

Welcome back, me lo dico da solo. Dunque, siamo al 5 settembre e per fortuna non sono morto. Anzi, le notizie che riguardano la mia persona (intesa come essere vivente che soffre) vanno via via migliorando e ora come ora sto vicino all'80% della condizione.
Ricordate dell'operazione a lungo menzionata ad entrambe le ginocchia? Un primario delle ossa mi ha detto che non mi devo operare ma che devo semplicemente fare tanta ginnastica rinforzante il muscolo quadricipite e più in particolare la porzione detta vasto mediale, che è quella che dovrebbe contribuire a tenere la rotula in sede. Pare che ce l'abbia a terra quel muscolo lì, eppure è strano perché ho sempre fatto sport tipo calcio, pingpong e ciclismo. Boh.
Per il resto, a parte che sono diventato un chiattone che rasenta il quintale, me la cavicchio e con l'acqua di mare mi sa s'è pure attenuata, e di molto, la blefarite squamosa. Respiro bene, afte non ne registro da mesi, i denti sono abbastanza puliti, salgo le scale che è un piacere e il cuore mi duole molto più raramente. Vi (e mi) terrò aggiornato nei prossimi giorni. Passo e chiudo.



(una bella vista di vasto mediale, in abruzzo)

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14/07/2006

Sofferenze: puah!

Probabilmente (ma anche no) vi sarete chiesti perché e percome non aggiorno più il blog incentrato sulla sofferenza. Orbene questo blog lo avrei chiamato "nato per aggiornare" o "nato per essere puntuale" se avessi voluto rifornirvi con scadenze precise di post nefasti. Ma che volete, nella memoria ho ancora qualche episodio spiacevole da poter raccontare (come quella volta che all'asilo mi feci male il pistolino "chiudendolo" nella cerniera dei pantaloni dopo aver fatto pipì), ma è un periodo in cui soffro poco (e un po' me ne dolgo).
L'Italia ha vinto i mondiali, ho preso un brillante voto a Anatomia Patologica (fatto il giorno dopo Germania-Italia 0-2 dts con pochissime ore di sonno sulle spalle causa festeggiamenti), le ginocchia "azzariano" (ma tranquilli, dovrò operarmele) e fra un po' mi farò un viaggetto. Dunque sto bene e d'altra parte è da immaginarlo che se non aggiorno queste pagine è per due motivi: o sono morto definitivamente o non posso lamentarmi.
Alla prossima sofferenza.



(vieni127 mentre guarda Messico-Angola, con in viso il tricolore mexicano!)

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28/06/2006

Mettere il bastone tra le ruote al medico

Mi ricordo che quando ebbi la pleurite, o meglio un versamento pleurico di natura essudatizia non so per quale motivo, mi salì la febbre in modo spaventoso ed era estate. Ricordo che era il 1997 ed ero derelitto nel letto e stavo veramente a terra di morale. Ricordo pure che nel letto spesso avevo il Tuttosport, perennemente sulla pagina del mercato di Serie A con la tabella con acquisti e cessioni delle squadre, spesso avevo anche un mazzo di carte francesi che facevo solitari. Il medico mi auscultò le spalle e decise di aggredire l'infiammazione con dodici penicilline intramuscolo e in futuro mi resi conto che si parò il culo con quella terapia aggressiva che è come ammazzare un cane con un carrarmato. In ogni modo una sera venne un signore a trovare i miei genitori, un tipo che conosco e di aspetto austero e i miei decisero, visto che c'era, di fargli auscultare le mie spalle. Io ero nel letto che dormivo, erano le 10 di sera. Entrò il medico e mi svegliarono e io capii che doveva un attimo visitarmi.
"Su, alza la maglia e fammi sentire le spalle"
"Subito"
"Ehm, questa deve essere tua..."
"Ah si, grazie"
Successe che, una volta alzata la t-shirt, il medico trovò un asso di picche appiccicato col sudore sulle mie reni, un asso di picche che evidentemente nel delirio della febbre mi era scivolato nella maglia. Questa cosa lì per lì fu una cosa a cui non diedi peso. Dopo alcuni anni, se ci ripenso, invece rido.
Ecco, ho scritto la mia stronzata quotidiana, torno sulle sudate carte.



(niente, semplicemente quel poveraccio di vieni127 febbricitante)

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26/06/2006

Usualmente cadere dalla bicicletta

Ieri Bettini è diventato il nuovo campione italiano, meno di un mese fa infuriava la polemica Simoni-Basso e sabato prossimo comincerà il Tour de France, già infuocato per dichiarazioni sul doping di Lemond. Così io mi fermo a pensare un attimo e in un baleno mi figuro in testa tutte le ferite e le imprecazioni e il sangue dalle ginocchia (in seguito lussate) e le paure nate dalla mia bicicletta, per lo più in tenera età.
Detto già dello squarcio sul labbro per opera di un freno di bicicletta, questo mezzo di trasporto ha sempre partorito ilarità, competizione e tanto, troppo dolore. Io da piccolo giocavo spesso a pallone e facevo i campionati da solo e così anche quando andavo in bici facevo telecronache e fantomatici scatti in salita in un ipotetico giro delle Asturie: un giorno stavo facendo uno speciale celebrativo su Bjarne Riis, a casa mia, e giravo su me stesso in uno spazio di 5 metri per 5 con la bici grande. Mentre giravo e raccontavo bisbigliando l'infanzia del danese mi iniziarono a venire capogiri così che mi ritrovai per terra con escoriazioni (che poi spacciai per un episodio infausto del ciclista all'età di 22 anni).
Un'altra volta avevamo appena finito di vedere una tappa del Giro con mio fratello e decidemmo perciò di farci un giro. Aveva vinto Baldato quella tappa, ottimo sprint con colpo di reni finale e il suddetto fratello decise di emularlo sprintando con me: vinse ma nel fare il colpo di reni franò rovinosamente a terra e sgorgò tanto sangue. Io non c'entro in questo episodio, ma era da raccontare perché mi presi spavento e perché rimanda a un altro spiacevole sprint.
Era di mattina e mentre ci recavamo non so dove, sempre io e il fratello mio, decidemmo di sprintare, una volata da fare sui pedali: la mia bici iniziò a barcollare e stavo portando a casa la vittoria se non che l'imperizia dell'epoca non mi evitò l'ennesima caduta, apostrofata da un mezzo pazzo del paese che diede tutta la colpa a mio fratello maggiore. Mi scumai, come ovvio.
Un'altra volta il mio mezzo aveva le ruote lisce e nel fare una curva nella discesa di casa volai io a una parte e il mio biciclo a un'altra (mio fratello, sempre lo stesso che ne ho uno solo, mi sfottè, provò lui e prese la medesima botta).
Ancora, in estate, dovevo passare con la bici tra le sedie e la porta di casa (che andiamo a stare alla casa al mare) e persi l'equilibrio e mi infilzai il braccio in uno spigolo della porta e poi in un'altra occasione feci una inversione a U in salita e persi l'equilibrio e come risultato l'ennesima quagliettona condita da sangue. E poi mille altre sciagure, non da me ricordate ora.
Sono caduto pure dal motorino, ma quella è un'altra storia. L'importante in ogni modo è che non mi sono mai fatto realmente male e così ora rido di quei buffi incidenti. Ma so già che con la sfortuna di ora, se cadessi dalla mia attuale bici, mi romperei la noce del collo. Viva il ciclismo, viva l'Italia!



(vieni127, un cumulo di macerie, la sua bicicletta)

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22/06/2006

Scatarrata

Io certe volte vorrei farmi passare per pazzo che seppure decidessi di non voler fare bene neanche a Cristo nessuno mi direbbe niente. No, perché è un periodo di stanca in cui alla mattina ti alzi e sai che devi buttare il sangue sui libri che poi la sera, prima di chiudere gli occhi, fai mente locale su quelle che hai studiato e non ti ricordi un cazzo.
Quindi mi scoraggio e mi ridico se non è meglio guardarsi tutte le partite del mondiale, anche se poi ripenso alle ultime clamorose perdite alle scommesse e allora stramaledico pure il mondiale che non è possibile che contro la Tunisia tifo per tutta la partita Spagna che avevo scommesso che la Spagna vinceva con un gol di scarto e poi sul 2-1 ti vanno a segnare a tempo scaduto il 3-1, e finisco per odiare ciò per cui ho tifato fino a un minuto prima. E poi il giorno dopo i paraguayani del cazzo che andavano avanti sempre con la legge del 3 o con quella dello 0 (o facevano 3 gol o nessuno da 8 anni a questa parte) vanno a vincere contro i caraibici per 2-0 e io avevo scommesso che nella partita si sarebbero segnati almeno 3 gol che poi pure il cazzo del Trinidad non ha segnato manco un gol nel mondiale e non si mette neanche vergogna di andarsene nelle sue isolette grandi quanto 2 valdaosta senza manco un gol. E poi ancora Ljungberg decide sempre contro i paraguayani del cazzo che deve segnare un gol allo scadere a Bombadilla e poi ancora che Kakà non riesce a fare il 3-0 contro i canguri di merda, eppure era da solo, in area. E ancora il Messico contro l'Angola della tattica "tutti in difesa, Akwa in attacco" non riesce a vincere la partita che come ovvio avevo pronosticato vincesse. E ancora l'Ucraina non riesce a fare manco un gol alla Spagna che dovevano mangiarsi l'aria e alla fine hanno fatto cagare contro gli iberici.
Ecco, a voi sembrerà che non sappia scommettere, ma tutti questi episodi sono gli unici errati di schedine per altro corrette, e sono tutte le partite della sera perché porca troia io azzecco il pareggio della Croazia col Giappone, azzecco la Svizzera contro il Togo e la Polonia contro la Costarica e poi per un Kakà di merda non riscuoto denari. Perché se alla fine avessi vinto la metà delle scommesse che ho perso all'ultimo minuto, ebbene io oggi avevo almeno 200 euro in più e questo blog lo avrei abbandonato perché non c'era niente per cui soffrire e poi sarei andato in America coi soldi intascati.
Ora inizia l'Italia. Ho scommesso che la partita finisce con 3 o più gol. E poi vado a studiare. Mannaggia. Sono nato per essere cacato di cazzo dagli eventi. Ecco, così dovevo chiamarlo il blog. Porco. Gli eventi si accaniscono.



(vieni127 è stato prontamente sedato dopo questa invettiva confusionaria)

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19/06/2006

Scherzi idioti che fanno male dentro

La sofferenza è un concetto a cui spesso si pensa considerandola come un processo cronico. Le acuzie però di un dolore fisico talvolta riescono a imprimere un marchio di sofferenza così profondo nell'animo umano che seppur sia soppressa la fonte del dolore, non si sopisce il patire logorante.
E' il caso del protagonista inconsapevole del video qui sotto che seppur alla fine rimane scevro dal pericolo e risulta preservata la sua incolumità, non può esimersi dal reagire in modo sacrosanto. Perché io penso che se avessero fatto a me quello che hanno combinato a lui, non solo mi lussavo un paio di rotule, ma stavo ancora tremando in un angolo e soffrendo e bestemmiando a gesùbambino.


postato da: vieni127 alle ore 23:02 | link | commenti (2)
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16/06/2006

Problemi gastrici

Ancora Feliciano, ancora una lettera in cui non capisco cosa vuole dimostrare, come se l'esclusiva della sofferenza appartenesse solo a lui. Io poi, che sono gentile, lo rispondo sempre in modo garbato però, Feliciano caro, cerca di lamentarti di meno e di sorridere di più, visto pure che Rosa è tornata alla base.

vieni127, continuo a leggere il tuo blog e dall'ultima mail che t'ho mandato sono cambiate alcune cose. Dal momento che però non ti conosco non ti vengo a dire tutti i fatti miei e mi limito a informarti che mi sono messo di nuovo con Rosa, ci ha ripensato. D'altra parte è difficile resistere a un bell'uomo come me. In ogni modo ti scrivo perché l'altro ieri mi sono fatto uno gastroscopia (causa problemi allo stomaco, bruciori e cose così) e credimi, è cosa brutta. Non pensi che i tuoi stupidi squarci siano poca roba in confronto a un tubo che ti arriva fino allo stomaco?

Feliciano, orsù, ringrazia a Dio che te l'hanno infilato dalla bocca il tubo, che per arrivare allo stomaco ci sono pure altre vie... più impervie, ma ci sono...



(vieni127 risponde, questa volta un po' più cacato di cazzo)

postato da: vieni127 alle ore 09:33 | link | commenti (4)
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13/06/2006

Comparsata agrodolce

Io do al cinema ma il cinema non dà a me e questo mi tedia e mi corrode. Ricordate gente, fare fiction per la RAI è in ogni modo infruttuoso, anche se vi pagano 80 euro per un 8 ore di nulla e se ti alabardano con vestiti buffi. Per dirla breve ho fatto la comparsa in una fiction che chissà quando uscirà su Rai Uno, Graffio di Tigre si chiamerà, e ho fatto il partigiano.
Sapete, ho un ginocchio a mezzo servizio e allora mi cacavo in mano perché se mi facevano fare parti avventuriere o atletiche ero fottuto. Prima ho raccontato la mia storia clinica alla costumista, poi al barbiere, quindi alla organizzatrice delle comparse: tutti mi dicevano che probabilmente non ci sarebbe stato nulla di particolarmente agile. Ma io ero comunque teso e allora sono andato a cacare il cazzo finanche all'aiuto regista dicendogli che bla bla e che non potevo saltare o correre che mi ero lussato la rotula da 10 giorni (bugia). Alla fine è andato via tutto liscio, mi dovevo nascondere tra le sterpaglie e puntare il fucile contro Francesco Salvi che faceva il fascista. In ogni modo mi ero ripromesso di non fare più cose del genere, o meglio di non fare più film storici con partigiani, tedeschi e fascisti. E nemmeno fiction RAI.
Senonché oggi mi hanno richiamato che serviva un contadino giovane per le riprese di domani. Titubante ho accettato, ho fatto 60km di auto per andare a fare la prova costume e contro i miei precedenti dogmi e assunti mi ero autoconvinto che erano altri 80 euro facili e stavo quasi per dire felice: "Viva mamma RAI". Fino a dieci minuti fa, quando questo post non era manco nei più reconditi pensieri: mi chiama la tizia che ci ha assoldato e mi dice che la produzione ha tagliato la scena dei contadini giovani. E implicitamente che quindi mi posso mettere in culo i 60 km, i futuri 80 euro, la coppola da vecchio e il rispetto per il mondo delle fiction.
Ora mi rodo il culo e odio il cinema, la tv, le fiction, Gabriella Pession, Sergio Assisi e tutto il cucuzzaro.
No, non si può dire che ora sto soffrendo, ma che cazzo...



(vieni127 in vesti partigianesche, dietro la serenità cela preoccupazione)

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11/06/2006

Trilogia dei punti #3

Infine andiamo a descrivere il metodo cruento col quale un bimbo di 7-8 anni si ritrovò con un labbro spaccato all'interno e con sangue che sgorgava dalla bocca.
Era estate (che si sa, è la stagione in cui i ragazzetti si fanno male) e i giovani alle soglie della pubertà organizzavano partite sulla spiaggia, un po' per divertirsi un po' per iniziare a civettare. Giovini aitanti, giunti in quel lembo di litorale da varie parti della Campania, gioventù insomma. Tra questi io, non convocato per il match a causa della mia tenera età, che decisi di non mancare all'appuntamento anche perché mi sarei messo a mollo in una conchetta e sarei stato così spaparanzato a prendere la tintarella. Senonché il campo da giuoco si rivelò pieno di pietre, alcune infime e piccole, altre palesi e pesanti, cosicché prima del fischio di inizio i suddetti giovani decisero di sgombrare il terreno di gioco togliendo quante più pietre possibile.
Io intanto avevo già preso posto in una vasca naturale incavata negli socgli, poco lontano da dove gli altri si preparavano per giocare. A un certo punto, mentre papariavo nell'acqua alla meglio, sentii un urlo che aveva le fattezze del mio nome e che terminava con un concitato "attento!!!". Il tempo di girarmi verso quella voce sconosciuta e dalla provenienza a me ignota che mi ritrovai con una pietra in bocca, giusta sui denti, e dopo un secondo o anche meno iniziai a perdere sangue che manco quando scanni un puorco ne esce tanto.
Non sapevo chi era stato il colpevole, d'altra parte mi interessava poco. Ricordo che sebbene mi fossi fatto male al labbro supero-interno di destra mi portarono dal medico in braccio, manco mi fossi rotto una gamba. Mamma era andata a comprare la carne e quando tornò trovò trambusto e vide suo figlio che scalciava il dottore e gridava come un ossesso "a chi si avvicina, do a calci". Dopo aver provato ben 7 punti, ne avevo piene le tasche di quei cosi. Dopo avermi esorcizzato però, riuscirono a mettermi i due punti necessari per guarire.
E pensare che non dovevo manco giocare...



(dopo aver letto la trilogia, benny XVI ha benedetto vieni CXXVII all'angelus di oggi)

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08/06/2006

Trilogia dei punti #2

Secondo capitolo delle mie vicissitudini sfreggiatorie. Come detto e ridetto (riepilogo per gli sbadati) nei primi 6-7 anni di vita ho provato il sapore del sangue per ben tre volte, tanto da dover ricorrere ai punti di sutura. La prima circostanza (che in ordine cronologico è poi in realtà la seconda) l'ho descritta ieri e ora vado a raccontarvi come fu che a 4 anni o giù di lì mi aprii la testa.
Era un giorno non so di quale mese, ricordo che c'era il sole e che a casa mia c'erano tanti cristiani. Avevamo mangiato tutti insieme e io, dopo il pranzo, me ne ero andato fuori a giocare. La porta di casa dava come ovvio all'esterno e prima di arrivare alla strada c'era poi un cancelletto verde: dal luogo dove satollo cercavo di digerire scalciando un pallone di pezza, vidi a 50 metri di distanza su un balcone di una casa vicina, il mio amico preferito dell'epoca, tale Guido. Una volta vistolo gridai verso di lui e lo invitai a venire da me che avremmo fatto due tiri, saremmo stati un po' insieme insomma. Lui acconsentì e io felice lo aspettavo. Quando lo vidi all'orizzonte feci per corrergli incontro ma malauguratamente inciampai cosicché andai a finire con la testa sullo spigolo del suddetto cancelletto. Ricordo che caddi mentre gridavo "Guidooooo". Sentii un dolore della madonna e iniziai a sgorgare sangue che manco un aborto spontaneo ne produce tanto: ovviamente piansi e feci preoccupare tutti i commensali che corsero fuori a vedere che era successo (voglio ricordare che prima di allora, a parte la pertosse, ero immacolato cosicché nessuno si aspettava quel che successe, a differenza di ora in cui quando mi faccio male la gente già lo sa e non si meraviglia). Con una asciugamano cercarono di tergermi il sangue e subito mi misero in auto e mi portarono dal medico.
La storia finisce che il medico si impressionò e mi mise i quattro punti solo dopo averlo fatto rinvenire, perché appena vide il sangue svenne.



(vieni127 subito dopo l'impatto, prima che scoppiasse in lacrime)

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07/06/2006

Trilogia dei punti #1

Uno nasce, no?, nasce e pensa che la vita è bella, come il piccolo Buddha. E invece no, non per me, perché io fin da piccolo mi son dovuto confrontare con la malattia, e le punture, e le bestemmie (ancor prima che venissi battezzato). Oggi voglio aprire una mini rubrica, anche definita orgogliosamente da me trilogia, con la quale espongo i motivi e i modi per cui io mi sono squarciato sul capo. E' un argomento questo che i cultori di questo blog già conoscono visto che per ben due volte, in due post diversi, ho detto che ho collezionato 9 punti di sutura nel mio capozzolone. Oggi racconto come e quando è successo che dovetti mettermi 3 punti sul labbro supero-esterno di destra. Non pensate a storie di un eroe o di uno sfortunello unico nel suo genere, piuttosto pensate a "un cazzo", nel senso di fessacchiotto.
Capitò che era estate, io avevo non più di sei anni, ed avevo comperato un paio di gadget da vigile urbano giusto così, tanto per fare. Accadde dunque che mi misi in una strada stretta e non proprio trafficata, in una mattina di luglio, ed ero determinato nell'adempire al mio lavoro di ausiliario del traffico. Se non che, mio fratello sopraggiunse con una bicicletta da femmina che, evidentemente, non aveva freni. Ora, se tutti i vigili si intimidissero quando uno commette una infrazione oppure quando uno non si vuole fermare a un posto di blocco, allora avremmo un paese di delinquenti: così io alzai la paletta e non mi curai delle sue parole ("Levati che non ho freni, levati, levati che non posso frenare, lev... SBUM!"). Lui doveva fermarsi e la storia dei freni non me la sarei bevuta, neanche per sogno: l'impatto proprio con uno dei due freni fu violento (ero alto un metro all'epoca) e inevitabili furono gli schiamazzi, i pianti, le bestemmie. Mi portarono dal medico che era lì vicino e la dottoressa mi mise i punti mentre stringevo forte, per provare un po' meno di dolore, la mia paletta da vigile: la storia finì che dovetti bere per un po' con la cannuccia e da quel giorno non ho più parlato mio fratello (poi il rancore rientrò dopo un paio di mesi).



(la freccia indica il punto dove mi feci male)

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04/06/2006

"Pronto..." "Giulietta?" (off-topic n°1)

Forse ciò che sto per raccontarvi è off-topic, non c'entra con questo blog e con le sofferenze, ma cazzo mi ci sono fatto nervoso. Che se proprio non si può dire che ho sofferto, è la controprova che sono veramente sfortunato.
Circa un'ora fa dormivo beato, placido, e sognavo. Ho sognato in realtà tutta la mattina, ma in quel momento stavo sognando una cosa che non mi capiterà mai più di sognare e cioè ero a casa mia giù nel Sud, bello come il sole e parlavo in un inglese stentato con Penelope Cruz. Le avevo detto che avrei fatto da lì a poco la comparsa in un film di Tom Cruise e lei è rimasta sorpresa perché non era a conoscenza che Tom Cruise stesse per fare un film. Allora si è allontanata e l'ha chiamato e io origliavo ma non capivo un cazzo che parlavano in inglese veloce. Quando è tornata io ho detto "I think Tom Cruise is a very stupid man, no?" e lei mi ha sorriso e mi stava per rispondere.
A un certo punto è suonato il telefono qua a casa. Porca troia, ho cercato di non scompormi ma suonava insistentemente. A un certo punto Penelope, che io implicitamente amo da almeno 15 anni, è sparita, puf. Io nervoso e cacato di cazzo, sbavato per metà viso e con l'alito fetente sono andato a rispondere.
Una vecchia, che se se l'era chiamata il Signore stanotte non aveva fatto una cosa sbagliata, con la voce tremula e con almeno 110 anni sul groppone, dopo il mio "pronto", mi fa: "Giulietta?".
"No, ha sbagliato numero". E scappo a dormire, torno veloce nel letto per cercare di riacciuffare Penelope. Inizio di nuovo a sognare ma questa volta sono un contadino che alleva puorci.
Ora io so che non vedrò mai più Penelope e se quella vecchia di merda avesse fatto il numero giusto, ora io annoverei la Cruz tra le mie conquiste oniriche.



(ho perso la prima per un'imperizia della seconda)

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03/06/2006

Sofferenze future che preannunciano un brulicare di post

"Ah ma quello ha sempre avuto le ginocchia inguaiate..."
"Ne ha passate di tutti i colori con le ginocchia..."
"Già è assai che mo lo vedi che cammina bene..."
"E' sempre stato sfortunato con le ginocchia..."
Ecco, giovani amici, immagino frasi del genere fra un mezzo lustro o anche fra dieci anni. Perché è ufficiale: dovrò operarmi ad entrambe le ginocchia, due operazioncine niente male che mi toglieranno via "almeno" un anno di calcio giocato (meno male che lo scandalo è scoppiato ora e l'assenza sarà più lieve) e almeno 6 mesi di deambulazione corretta. Che dire se non... siamo nati per soffrire?!?!



(caro vecchio Ciao, cosa darei per essere snodabile come te)

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01/06/2006

La saga delle ginocchia sanguinanti

Il primo giugno, è noto, ci si ferma a ricordare. E così, spulciando tra le mille e dolorose vicissitudini negative della mia grama esistenza, ho scovato un episodio degno del miglior Oliver Twist.
Immaginatevi la stessa scena di qualche post fà, cioè un pupetto di 12 anni un po' in carne e pieno di vitalità. Insomma, lo stesso personaggio che si slogò il polso per parare un bolide di un 45enne, era a mare in una stellata notte di Ferragosto, ai piedi di un falò. A mezzanotte, con la luna alta e gli schiamazzi del caso, tutti i giovini iniziarono a correre verso il molo dove a furia di tuffi si sarebbero divertiti tanto (da precisare che la zona del falò era molto scogliosa). I suddetti giovini allora gridarono "dai ragazzi, andiamoci a fare il bagno" e iniziarono a correre verso l'acqua. Il protagonista di questa storia, cioè io, seguì tutti gli altri, più grandi e agili di lui: fu che decisi di passare tra le scintille del fuoco, come a seguire la scia degli altri, e mentre scimmiottavo Rambo presi una botta sugli scogli che non mi misi a piangere solo perché mi vergognavo.
Il ginocchio destro si sbucciò inesorabile e tutto sanguinante non demorsi e andai a farmi il bagno. Non è che me lo godetti a pieno, però sapete, era pur sempre un bagno di notte e allora a fanculo il dolore, il sangue e le bestemmie.
Usciti dall'acqua faceva un freddo di merda e i soliti giovini, che se ci penso ora li maledico, gridarono "dai ragazzi, andiamoci ad asciugare vicino al fuoco" e iniziarono a correre verso il fuoco. Io, stolto, li seguii e, non ci crederete, presi un'altra quagliettona che ancora me la ricordo. Quella volta toccò al ginocchio sinistro grondare sangue (un giorno poi quelle ginocchia si sarebbero lussate) e il pupetto di cui sopra ne scese a gesùbambino e iniziò a piangere.
La storia finisce che poi si fecero le croste e quando mi andai a confessare una settimana dopo il prete mi sfottè pure dicendo "che, hai pregato così tanto che ti si sono sbucciate le ginocchia?". Cornuto e mazziato.



(lo scoglio su cui inciampò due volte vieni127)

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29/05/2006

Simpatiche situazioni

La vita, lo sapete meglio di me, è un soffio. Ora io, sperando a Dio, vorrei, o meglio pretenderei (secondo la teoria più soffri più vivi), di campare fino a cent'anni. Ma è pur vero che siamo sotto il cielo e i modi per tornare al creato sono infiniti, per cui non sto qui a fare un elaborato contorto su tutti i possibili motivi di un mio mancamento. Però so per certo che se (e mi tocco i coglioni) dovesse succedere qualcosa alla mia pur bella persona allora andrà per il 95% dei casi in questi due modi.

Simpatica Situazione #1 - Cuore
"Ma com'è morto il ragazzo? Quello sembrava che stava bene"
"Eh si, bene... sembrava, appunto. Ma quello lo diceva sempre..."
"Che diceva?"
"Lo diceva sempre: vedete che a me mi fa male il cuore, vedete che mi duole il petto, vedete che non sto bene a livello del cuore... ma nessuno lo ha mai creduto"
"Eh, mai a pensare che a vent'anni potesse fargli male il cuore... ma poi precisamente che ha avuto?"
"No niente, un'attacco"
"Gesù. Gesù... povero"
"Ah, la vita è così"

Simpatica Situazione #2 - Afta
"Che è successo al ragazzo? Ma non sta bene?"
"Aiutatemi signora che questo mi sa che è morto"
"Ma come, questo sta tanto bello, sta bene pare..."
"Eh, pare... ma questo non respira più"
"Apriamogli la bocca, vediamo la lingua..."
"..."
"..."
"Ah ecco, tiene un'afta gigante in bocca"
"Ah, sarà morto di dolore allora"
"Si è morto di dolore, poveretto"
"Le afte sono così, non ci sta niente da fà..."



(ecco, io ora ce ne ho una almeno 10 volte più grande)

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27/05/2006

Miserable failure



(vieni127 che strizza l'occhio alla vita pur conoscendo le condizioni in cui versa)

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25/05/2006

Essere chiatti oggi

Chi l'ha detto che soffrire sia un verbo adatto solo a chi ha menomazioni, o comunque impedimenti fisici? E' forse scritto su qualche manuale di patologia che la sofferenza corrisponde al dolore? Beh, cari amici, è ovvio che no. E lo sapete bene. Per questo ora vi racconto una breve storia.
A me piace mangiare, e non lo nascondo. Però nessuno si prese la briga di avvisare un ragazzetto di 7 anni che se continuava a mangiare in quel modo diventava un chiattone: presto detto, il sottoscritto a 10 anni già era costretto a usare camice hawaiane. Certo, i piedi erano sempre buoni, per cui a calcio facevo sempre la mia figura, però se uno mi faceva un passaggio un po' più lungo del normale io non c'arrivavo. Nelle terribili scuole medie guadagnai l'appellativo di "pagnotta" e al liceo sembravo un puorco. Ecco dunque che iniziai a soffrire: quando non riuscivo a scavalcare un cancello, quando l'ombelico era tanto profondo che ci trovavo di tutto dentro, quando a mare mi tuffavo dal pontile ma poi non riuscivo a risalire e me la facevo a nuoto.
Mi risolsi brillantemente: devo fare la dieta, mi dissi, e andai dal dietologo. Prima di procedere con un rigido regime alimentare dovetti appurare che a livello di glicemia ero a posto e così una mattina mi tirarono il sangue per ben 6 volte in 3 ore, previa ingestione di un bicchiere che dire dolce è poco, glucosio assoluto.
Poi iniziai la dieta, non mangiavo un cazzo, a capodanno mangiai la solita insalata mentre tutti si abbuffavano (perché poi la mia intelligenza mi suggerì di iniziare la dieta sotto Natale) e dopo 3 mesi di stenti e di sofferenze, persi quasi 20 chili.
Ora, per le mie sciagure fisiche e perché mangiare mi piace sempre, sto riprendendo tutto e sto tornando a essere un obeso di merda. Ieri il tizio che mi assoldò per fare il partigiano in un film RAI di prossima uscita mi disse che devo perderli due chili altri. E soffro. In silenzio, ma soffro.



(la ragazza di vieni127 prima della dieta... ah Dolly, dove sarai...)

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23/05/2006

Ricognizione

E' un martedì di fine maggio ed è il giorno adatto per riepiloghi. Ho male di capo, un paio di fastidosi brufoli che prendono origine da follicoli piliferi in volto, un'afta in bocca e problemi dispeptici che mi porto dietro dall'ubriacata di venerdì scorso, per cui ho l'alvo diarroico da un paio di giorni (ma ieri ho mangiato un kebab).
Il ginocchio sinistro è ancora "tienimi che ti tengo", la risonanza magnetica effettuata una settimana fa mi dice che in realtà è il destro a essere inguaiato e fa un caldo della madonna (ma secondo me oggi finisce che piove).
Gli amici vanno a giocare a pallone e io no e inoltre attraverso un periodo di asessualità che se fossi una pietra forse avrei più stimoli. Per concludere, la mia ragazza ha una febbraccia che ora la vado a trovare e mi sa prenderà pure a me. Mannaggia la guerra, mannaggia.



(...e poi la solita e implacabile blefarite squamosa...)

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22/05/2006

Immolarsi così, senza motivo

Immaginatevi la scena: pupetto di 12 anni alla vigilia di un esame di terza media. Quel pupetto ero io ed ero andato con papà a vedere la partita di calcetto che lui e nove suoi amici giocavano come di consueto. Quella sera, come già era accaduto altre volte, ci fu una defezione e io fui promosso a portiere della squadra di mio padre.
Contro di me quarantacinquenni assetati di gol ed io, di solito più sicuro di quella sera, mi concessi il lusso di una, due, addirittura tre papere clamorose. Alla terza, il sindaco del mio paese che giocava in squadra con me, mi riprese con una filippica roboante.
La partita ancora era sul pari, mancavano meno di cinque minuti, gli avversari capirono che bastava tirare verso la mia porta per marcare punto. Io però avevo ancora le parole severe del sindaco in testa ed ero deciso a non far passare più nulla. L'attaccante dell'altra squadra si involò sulla sinistra, tagliò poi verso il limite dell'area e sferrò un tiro che i computer segnalarono a 105 kilometri all'ora. La sfera sfrecciò violenta verso la mia destra, destinata a depositarsi nel sette: io però ero portiere cocciuto e ci misi il palmo della mia mano destra, così da deviarla in angolo.
Continuate a immaginare la scena: una manina di un dodicenne che devìa un bolide. Tutti mi fecero i complimenti, io iniziai a piangere dentro. Poi piansi pure fuori una volta finita la partita, in auto con papà. In seguito mi fasciarono il polso, gli scritti dell'esame li feci con la mano sinistra.



(ero in età prepuberale, per cui ebbi un problema in meno)

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18/05/2006

Morso da un cane di merda...

Rimugina e rimugina esce fuori che la sofferenza, nella mia vita, è stata presente più o meno sempre. E mi rendo spesso conto che ho scritto solo una parte dei miei acciacchi che mi hanno accompagnato in 21 anni di vita.
Io odio i cani, per dire. Ma non li odio a priori, né perché mi guardano storto, tantomeno mi da fastidio il loro latrare. Io li odio semplicemente perché loro odiano me e quando io incrocio per strada una di quelle bestie giro alla larga e loro fiutano la mia avversione e vengono a cacarmi il cazzo e mi annusano. E io mi defilo sempre più.
Che mi odiano l'ho scoperto il 2002, prima di allora c'era solo grande rispetto. A giugno del suddetto anno però mentre col mio motorino salivo per un ripido e sterrato pendio mi ritrovai con un trio di stupidi cani che mi abbaiavano contro e mi davano fastidio, un po' come quelle persone che corrono al lato del ciclista sui pedali. Non so perché agguacciavano così forte né cosa gli avessi fatto; fatto stà che a uno di loro, con la gamba allora buona (la sinistra, ora fràcida come la destra), gli rifilai al volo un calcio sul muso e lei (scoprii poi che era una mamma) mi azzannò il polpaccio.
Non demorsi e riuscii ad arrivare in cima, ma la zona morsa era diventata subito violacea. Io ero imbufalito e allo stesso tempo impaurito. Andai dal medico che mi fece subito una iniezione, poi ne ho fatte altre di richiamo. Ma quel cane io non lo dimenticai, ci pensavo giorno e notte.
Finì i suoi giorni che un balordo gli portò del cibo particolare: carne tritata (gustosa) mista a pezzi di vetro (taglienti).



(vieni127 inseguito da un famelico cane in un'altra spiacevole circostanza)

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16/05/2006

Esami al ginocchio

Post di servizio, quasi un promemoria per il mio prossimo futuro. Oggi sono andato a fare la Risonanza Magnetica Nucleare ad entrambe le ginocchia: col mio pantaloncino da calcio rosso, i miei calzini non bucati e la mia proverbiale collaborazione ho effettuato l'esame senza particolare difficoltà.
A parte un filino di imbarazzo quando non riuscivo a centrare il pertugio in cui infilare la gamba. E quando, una volta infilatolo, non riuscivo a farlo penetrare abbastanza in profondità, il radiologo mi ha spinto da dietro e mi ha aiutato a trovare la posizione giusta.



(un ginocchio con la patella sbarazzina)

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15/05/2006

Il fascino del perdente

Non so chi sta soffrendo di più tra me e quello a cui hanno ucciso l'anima. Sicuramente io da tutta questa storia ne uscirò pulito, a quello che hanno ucciso l'anima forse gli torceranno le palle. Ma vi assicuro, forse è peggio soffrire quando la sofferenza è inaspettata, piuttosto che vivere sul filo del rasoio, la cui conseguente sofferenza risulta preventivata.
Zero ero e zero sono (e zero sarò), però che cazzo, una volta tanto che pensavo di essere un vincente... Ricapitolando: squadra di hockey che arriva perennemente ultima, squadra di calcio della provincia che viene retrocessa in C per fallimento, scommesse puntualmente perse (e a Siena il punto SNAI ha aperto una nuova saletta costruita coi miei soldi) e se proprio vogliamo parlare di sconfitte aggiungiamoci pure la blefarite squamosa.
Non mi avranno ucciso l'anima, però che cazzo!



(meno male che almeno a Piazza Affari sto facendo faville)

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