19/06/2009

Problemi d'equilibrio

Ho rischiato di morire. Me ne sono reso conto stamani, quando il capo mi duoleva in più punti e con una accurata ispezione ho notato altre due zone di impatto, oltre a quella nota, sulla fronte. Tutta colpa del maledetto equilibrio, quello che evidentemente non ho. Se qualche mese fa me la cavai con un paio di infradito rotto e con un ruzzolone per una ripida discesa, questa volta ho cercato di sfondare, mio malgrado, una porta con la zucca, a mo' di ariete.
Non l'ho fatto apposta. Dio, che spavento. Avevo perso le cartine in terra, abbasso lo sguardo per cercarle, le scorgo, faccio per prenderle e mi sbilancio: incomincio una corsa-testa-china che se non ci fosse stata quella porta (chiusa) sarebbe finita chissà come, chissà quando. E se fossi caduto in un dirupo? E se mi fossi trovato su un porto? Dio, grazie.
Fatto sta che ho terminato il mio caracollare con una incornata impetuosa, al che alcune ragazzette ingenue e graziose hanno emesso un gemito di spavento. Intontito ma non kappaò, mi sono alzato dopo un secondo di simulante "quattro di bastoni", con una rapidità figlia dell'imbarazzo. Ero alticcio, cazzo se lo ero. E sanguinante.
Quando alzo un po' il gomito non fatemi prendere oggettistica in terra: potrebbe essere l'ultima delle mie azioni. Tant'è: sono escoriato e con bernoccoli, ma sono vivo. Passo e chiudo.



(ragazzina spaventata teme il peggio ma vieni127 sta simulando e si rialza dopo poco)

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11/05/2009

Stendhal Syndrome

Un applauso del cazzo a chi la battezzò con questo nome, io preferisco chiamarla con l'italianizzato ed efficacissimo "iperculturemia", che tradotto per voi ignoranti significa "troppa cultura nel sangue". In qualunque modaccio la vogliamo chiamare, mi so letteralmente cacato sotto: essì che non me ne importa una cippa di quadri, arte e pisciate di colore sulle tele, ma che volete "sono una persona sensibile".
Mi trovavo, Dio solo sa come, ad Amsterdam per un giretto rilassante tra i canali dipinti di arancione per la festa di una regina; pezzente fino all'osso non ci pensai neanche un minuto: "Quindici euro per vedere due quadri di Van Gogh? Spiacente, me ne vado 'avasc Leidsplane a bighellonare" risposi alla mia crew, che in fila come giapponesini bagnati mettevano mano ai portafogli per non perdersi manco un cazzo di girasole.
Ah, se fossi stato intransigente cinque giorni dopo quando capitò tra le mani mie e di un mio amico (quello quaqquaraqquà che si lamenta sempre sul cibo) una tessera super-sconto per quel benedetto museo! "Ma si, andiamo, potremo sempre sciorinare cultura alle orecchie delle persone ignoranti al nostro ritorno" ci ridicemmo.
"Ehm, lei è vieni127? Quello nato per soffrire? Bene, bene, entri pure per 2 euro e 50, c'è uno splendido museo con 6 piani che la attende per saziare tutta la sua fame di cultura" parve dirmi il tizio della cassa.
Probabilmente il francesino Stendhal qualche decennio fa era davvero una persona sensibile, la verità è che io sono un cialtrone a volte davvero irritante; ma appena fissai gli occhi all'autoritratto del sommo pittore olandese... BUM! Tachicardia, vertigini, nausea, calo di pressione, sì, diciamolo, anche un po' di emozione.
Quattro minuti e 25 secondi: tanto è durata la mia permanenza nel museo, probabilmente un record: le telecamere a circuito chiuso ripresero un idiota che entrava spavaldo e dopo due secondi se ne usciva cacato in mano e con la coda tra le gambe. Mancava la patologia psichiatrica in questo blog: sono o non sono un nato per soffrire doc?



(è inutile che mi guardi storto, Vincent, veramente inutile...)

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25/03/2009

Gente che straparla, interviene la Polizia

Siena, Toscana, Italia, Europa, Terra, Sistema Solare, Fellandia. Piazza del mercato, ore tre, di notte. vieni127 (io) e un mio amico chiacchierone litigano ad alta voce e soprattutto seriamente. Si odiano in quel momento e si offendono.
Motivo del litigio: il pranzo. Il mio quaqquaraqquà di un amico mi accusa che io, che lo avevo invitato a pranzo insieme ad altri simpaticherrimi giovani e che avevo scongelato per l'occasione le rondelle, qualcosa simile alle lasagne ma più buone, insomma CHE IO avevo fatto porzioni più grandi agli altri e più piccole a lui, che gli avevo messo nel piatto meno cibo.
Da questa piccola osservazione ne nasce una discussione stra-lunga che si trascina dal Bibò fino a P.zza del mercato dove lui aveva il motorino. Mentre praticamente gridiamo, arriva una macchina della polizia, si ferma accanto a noi e ci chiede i documenti: in tutto ciò noi non smettiamo di battibeccare, di litigare.
Diamo loro i documenti continuando a insultarci verbalmente, loro controllano in auto e noi ancora a parlare e parlare parlare parlare.
Il poliziotto scende, ci riporta i documenti e fa: "Oh ragazzi, i documenti tutto apposto, però non potete parlare ad alta voce di pasta aglio e olio alle 3 di notte" accennando a una sua frase minacciosa del tipo "la prossima volta me ne resto a casa e mi faccio una pasta aglio e olio". Il poliziotto continua.
"Risparmiateci cosa avete mangiato e andatevene a casa, non per altro ma potrebbero chiamarci dai palazzi vicini per schiamazzi" e ridiamo tutti e tre, noi due e il poliziotto. Per la serie: abbiamo litigato per la porzione di rondelle e ci ha diviso la polizia; quando se n'è andata la volante, ci siamo messi a ridere da soli, ci siamo abbracciati e amici come prima. La sofferenza, un litigio del genere è tosto, sedata dalle guardie.



(poliziotto che porge indietro i documenti a uno dei due litiganti)

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22/01/2009

Come iniziare bene l'anno #3

A parte che la figlia menzana di Albano, che sto vedendo Rai1, è proprio belluccia, sbrighiamo 'sta pratica della benedetta trilogia che avevo promesso ai voi numerosi fans. Vediamo, ricapitolando: capodanno e bla bla bla, scalo a Parigi con voli spostati, dopo 48 ore tonde tonde di viaggio torno tra gli ulivi cilentani e mi incazzo a dormì mentre sperimento crisi epilettiche sensoriali (probabilmente sopraggiunte per la stanchezza infinita). Due giorni dopo, più o meno riposato, prendo il trabicolo fidato e insieme a quell'altro trabicolo fidato (umano però) me ne salgo a Siena per riassettare la vita.
E cosa ti va ad accadere? Muorti di sonno ci ristoriamo in un autogrill, parcheggiamo l'autovettura sotto la pioggia e ci mettiamo a dormire. Dopo manco 10 minuti ci risvegliamo per riprendere la marcia ma la marcia non può riprendere: fendinebbia dimenticati accesi, non si abbassano manco i finestrini tanto è scarica la batteria. Oh, a questo punto, uno è alquanto cacato di cazzo: è una settimana che tribolo, ulteriori contrattempi proprio NO. E allora senza manco batte ciglio, benché adiuvato da bestemmie corroboranti, vado dentro alla pompa di benzina, senza parlà metto 50 euro sul bancone, compro quei cazzo di cavi, torno alla macchina e chiedo alla brava gente del Sud di aiutarmi. Manco per il cazzo: mi pigliano per drogato, nessuno ci aiuta.
Fino a che troviamo un pelato boncitto che si presta e ci fa succhià un po' del suo motore per far riprendere il nostro; appena sento il brumbrum mi limito giusto ad asciugarmi il sudore freddo dalle tempie, metto il piede sull'acceleratore e non lo stacco fino a che non sto a Siena. Per far ricaricare la batteria ben bene.
Alle porte di Siena, dato che avevamo fatto una tirata e non avevo manco potuto farmi una pisciatella, scendo nei pressi di una strada isolata e svuoto la vescica: torno in auto e sento puzza di merda. E qui mi fermo.



(non potrebbe parlà di scopate un bell'uomo del genere?)

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18/01/2009

Come iniziare bene l'anno #2

Dopo la prima succosa puntata di questa nuova trilogia, ecco a voi corvi di malaugurio, la seconda parte in cui vado a spiegare in che modo il 2009 ha irrotto nella mia tapina vita con palese maleducazione. Si diceva di Reykjavik e del capodanno acciuffato per i capelli: bene, il soggiorno islandese bene o male alla fine l'ho portato al termine. Lasciata l'isola con stanchezza incipiente, supero le nuvole, rivedo il sole dopo giorni e pregusto il tepore parigino dove avrei fatto scalo; atterro al famoso Charles de Gaulle e anziché la sfera di fuoco, scorgo distese di neve. "Che bello" dicono tutti, palle di neve che vanno e che vengono, viaggiatori che fanno foto.
Gli ignari miei concittadini e colleghi di viaggio aspettano nella piccola sala il volo Vueling delle 15, io getto occhiate a femminelle mentre sgranchisco i piedi levandomi le scarpe; in cuor mio so che non può finire così, che il destino è per me puntualmente beffardo, che un anno cominciato con mille disavventure sarebbe continuato sin da subito con nuovi capitoli funesti: ed infatti lo speaker annuncia il ritardo del volo, i mugugni salgono, le vecchie chiamano in Italia e dicono a familiari e autisti di andare all'aeroporto con calma, tanto saremmo arrivati con un paio di ore di ritardo.
"Tutto qua? eh? Questo è quanto sai fare Dio dei miei stivali?" provoco mentre inizio a cedere alla stanchezza e voilà, una voce di cazzo femminile annuncia che il volo è stato cancellato. Panico.
Valige che non si trovano, file chilometriche per farsi spostare il volo, bambini che piangono, vecchi edematosi che si ingialliscono: calano le tenebre, Parigi è sotto zero, l'aeroporto è una caciara. Avvocati che minacciano, coppiette che si litigano, femmine che parlano degli acquisti a Lafayette e io che sconsolato affido il mio futuro a un compagno di viaggio progressivamente più alticcio.
Passo la notte nella surrealtà: gente che dorme sui nastri del check in, altri sulle scale a chiocciola, bambini per terra con peluche di Pisolo freschi comprati a Disneyland, mamme che allattano, 90enni che vanno e vengono dal bagno, chi sbevazza per terra, chi fuma a due metri dalla polizia, c'è pure chi osa qualcosa di sessuale per passare il tempo. Io mi creo un giaciglio di giornali, attacco i lacci delle scarpe ai polsi per non farmele fottere, mi metto il cappello in faccia e cedo al sonno dei giusti.
La mattina dopo c'è ancora neve, giustamente. Sull'orlo di una crisi di nervi, si parte. M'aspetta Fiumicino e 12 ore di attesa a vedere giapponesi appena giunti da Tokyo e femmine abbronzate in arrivo da Dubai. Nato per non essere cazzo, una volta ogni tanto, di passarla liscia. Ma siamo ancora vivi.



(vieni127 ritrae con una foto uno stizzito giovane che cerca di dormire a CDG)

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16/01/2009

Come iniziare bene l'anno #1

A voi che amate le trilogie (indimenticabile quella "dei punti" apparsa, ovviamente, in tre puntate su queste pagine) eccovene una fresca fresca che illustra come basta poco a volte per iniziare l'anno per così dire "coi cazzi". L'anno precedente volge al termine e pensi "Oh, finalmente" e te ne vai fino a Reykjavik per cominciare quello nuovo con le giuste bollicine; così il giorno di San Silvestro prima ti spaparanzi in un centro SPA a riscaldarti il culo con l'acqua sulfurea d'Islanda, poi te ne torni all'ostello per preparare il gran veglione di fine anno. Tutto perfetto, pareva, ma in agguato c'era la mia attitudine a non poterla mai passare liscia e per ogni centimetro di serenità ecco che si abbatte su di me un chilometro di sciagure.
La stanza dove avevi dormito la notte prima è spoglia, vuota, ripulita finanche di quei peli riccioluti che fioccano sul pavimento ad ogni rimestatina nei calzoni. Dopo la surrealtà della scena e i minuti di sospensione senza neanche una asciugamano e tantomeno un mutando pulito, ritrovi il maltolto e archiviato il malinteso ti carichi per le prossime ore. Operazione alcool e cibo, per un cenone che in Italia se lo sognano: il bus non passa, i negozi per comprare cibarie e bevande sarebbero chiusi alle 6. Sono le 5 e mezzo, di bus manco l'ombra. Ecco le 5 e 35, il luogo agognato per le compere dista un 4 chilometri. Disperazione, risoluzione: corsa folle.
L'improvvisazione della maratona reykjavikina ha l'obbiettivo di non rovinarmi la serata, arrivo a destinazione alle 6 meno 1, sudato e col fiatone nel mezzo del Polo Nord: il 31 dicembre lo store degli alcolici chiudeva all'1. "Five hours later" ci ridiciamo con un altro podista che aveva preso la mia scia a un chilometro dal traguardo.
In giro non c'è un cane, cerco almeno di mangiare: passo dal market aperto all'andata della mia corsa e... chiudeva alle 6. Quindi era appena chiuso. Digiuno, stanco, depresso, lucido, affamato, imprecante Thor e gesùbambino.
Per cui torni all'ostello, cos'altro puoi fare, ti fai una doccia, ti carichi facendo training autogeno e osservi tra il fumo delle tue innumerevoli sigarette la baldoria tutto intorno: a un chilometro di distanza dove sparano i fireworks, a cento metri dove si riscaldano al fuoco di un falò, a dieci metri dove gli altri inquilini dell'ostello mangiano schifezze e bevono rhum e whisky. Ti brucia il culo, pensi che sei dovuto arrivare fino in culonia per passare l'ultimo dell'anno schifosamente lucido. Alzi il culo e ricominci a correre (perdonate la triplice ripetizione della splendida parola "culo").
Il primo pub aperto è il tuo, metti sul bancone 10mila corone e autorizzi l'esercente a farti scuottare. All'1 dimentichi la depressione e finalmente mangi banane con tutta la buccia, accendi sigarette dal filtro e parli con colossi femminili andate con l'età. Nato per soffrire, ma ubriaco perso a dieci secondi dalla mezzanotte.



(vieni127 in testa, seguito da un islandese e un kenyota: per tutti e tre corsa vana)

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31/10/2008

Dormire sul cesso

Dante Alighieri non esitò a dare una bella lezione ai golosi: nell'inferno questi pagavano la loro ingordigia nuotando in un mare di merda. Frutto della fantasia del Sommo Poeta, pare che anche il buon Dio abbia preso in prestito l'idea del fiorentino infliggendo al sottoscritto una pena terrena che rimanda alla legge del contrappasso. La prefazione quindi è per dire che ciò che andrò a scrivere è qualcosa che forse mi sono meritato, ma se una volta potessi passarla liscia per le mie malefatte non è che mi dispiacerebbe.
L'altra sera ci riunimmo in allegra brigata e andammo in trasferta a Firenze per un concerto, di quelli belli. A fine spettacolo, era circa mezzanotte, un gruppo (tra cui io) decide di anticipare il ritorno a casa per procacciare cibo, data la fame che attanagliava tutti in quel momento. Vagando a casaccio scorgiamo un McDonald notturno, il guidatore aziona la freccia e ci fermiamo esultanti. Sgomito e ordino il menu più costoso, prediligendo il panino da 280 grammi con tanto di Parmigiano dentro, più patatine e Coca enorme. Sono felice.
Ingurgito la bevanda quando ancora mastico tuberi, mentre gli altri sono girati mi fotto pure la loro roba e intanto il panino trema per la sorte che sospetta gli capiterà. Ed infatti sono implacabile: quattro morsi e l'80% di quella prelibatezza è già nello stomaco, altri due secondi (11 in tutto) ed è al sicuro nelle mie budella. Racimolo qualche foglia di insalata caduta agli altri, faccio il sacrificio di finire patatine che ad altri non andavano, quindi mi rimetto in macchina satollo. Ancora più felice. Penso alla mia sazietà ogni minuto e sospiro: "Ahhh".
A casa gigioneggio, quindi vado a letto, stanco. Verso le 7 del mattino però faccio sogni orrendi, del tipo mal di pancia in luoghi pubblici e cessi sporchi e senza chiave. Apro gli occhi e mi rendo conto dell'amara realtà: l'intestino mi duole per davvero. Meccanicamente mi alzo e vado in bagno, dove si consuma la difficoltosa digestione del mio non più tanto amato 280 grammi. Non ci crederete, ma rilassato dall'evacuazione imperiosa, mi adagio su me stesso mentre ancora sto seduto sulla tazza. Mi addormento.
Mi sveglio dopo mezz'ora, con la schiena rotta. Mi pulisco e torno a letto. E prima di riprendere un giusto sonno mi maledico. Nato per soffrire? Macché: nato per essere un idiota. Ma so già che ci ricascherò.



(vieni127 pochi istanti prima di cedere al sonno)
 

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14/09/2008

Vomitare in canoa

E' notte, penso la maggior parte della gente stia dormendo. Io no. Io sono sveglio. Io vieni127, il sofferente, quello che ha voglia di scrivere un post. Allora, potrei scrivere di due cose: o della tapina esistenza che conduco (argomento simil-filosofico che però andrebbe a parare nella sofferenza spirituale, due palle insomma) o di acciacchi passati, più o meno remoti. Opto per la seconda possibilità, proprio ora che si sta incazzando a piovere per l'ennesima volta in poco più di 24 ore. E più in particolare vi parlo di una meravigliosa sofferenza in alto mare: signori e signori, ecco a voi "Vomitare in canoa!".
Che successe? Successe che il 13 agosto, un mercoledì estivo del favoloso 2008, decisi di darmi allo sport elevato all'ennesima potenza: novello triatleta, quel giorno volevo spaccare il mondo. Dal momento che a parte giochicchiare a pallone non sono buono manco a correre, decisi di affidarmi a un personal trainer ferratissimo, il mio cuginetto. Io da vecchia volpe, quasi autocompiaciuto di come mi facevo voler bene da quella creatura smaliziata (al secolo Peppo), gli dico "Ma si, andiamo, si va!". Dove? A pescare, in alto mare, due uomini su una minuscola canoa a 200 metri dalla costa, due martinpescatori da far rabbrividire... boh... qualcuno che sa pescare bene.
Si salta in canoa, e sto cazz 'e Peppo inizia a rompere i coglioni: "Dai, forza, andiamo più veloce, raggiungiamo subito il largo" e io, che stavo dietro a lui, dopo 20 remate vigorose inizio a rallentare, mentre lui in preda ai nervi accelera la vogata. Vabbene, mi ridico, facciamo sto sforzo e arriviamo nel punto x, a detta di Peppo il più pescoso dei paraggi. Attracchiamo la canoa con un masso che pesava più di lui (fece tutto lui, io mi limitavo a dar indicazioni verbali) e via, si pesca. Un lancio, niente. "E' troppo bello pescare" fa lui, secondo lancio. Un pesce. Si ringalluzzisce. Io osservo, cerco di imparare, reclamo la canna. E prendo pure un pesce, velenoso. Peppo lo ributta in mare, io suggerivo di usarlo come esca.
Se non che, dopo 20 minuti, solo 20 minuti, inizio a bestemmiare. Il mare era mossetto, la canoa fa di questo e di questo, e Peppo non aiuta: "Mamma che bello pescare, io vivrei una vita intera come questo momento, in alto mare a pescare". Io cambio posizione, la canoa bascula. Mannaggia santa.
Mi sale un senso di nausea che manco la Madonna con l'Anticristo in grembo, devo vomitare. Però a Peppo non voglio deluderlo, e a nuoto non posso tornare. "Ehm, inizio a stare male" "Che?" "Niente".
Poi devo proprio rovesciare, mi faccio coraggio (mentre lui armeggia con piombini e forbici) e gli intimo di tornare a riva, lo scongiuro, un uomo senza dignità. "Ma ora?" "Si ti prego Peppo, ora, portami a riva o se no ti muoio qua".
E da solo mi conduce esanime al molo, se solo ci ripenso mi riviene la nausea. Mi scarica e ritorna al largo, lui si che è un lupo di mare. Io ci stavo schiattando, invece, in alto mare. Sarà 'na cazzata, ma è stato brutto. Nato per buttare il sangue anche un mercoledì d'estate.



(Peppo ritorna a largo per continuare la pesca)

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03/07/2008

Patereccio

Cazzo.



(duole)

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07/06/2008

Vuoti di memoria

Fare la vita mia può sembrare facile ai più, giovani amici, ma non è affatto così; aspettate a capire in che modo alfine giungerò alla sofferenza e seguite questo mio ragionamento intriso di tristezza e disperazione.
Io bevo. Per sostenere il mio regime la giornata inizia molto presto; solitamente mi alzo (alticcio dalla sera precedente e zigzagante a destra e a manca con pantofole spaiate) e bevo dieci litri di acqua di rubinetto, quindi chiamo un mio amico pillitrone di cui non faccio il nome (se non abbiamo dormito insieme, in mutande) e propongo il prossimo "giro":

"Stasera, serata di alleggerimento a base di vino e birra? O battiamo il ferro che è caldo?"

Pentitomi in un secondo di averlo chiamato per la sua logorrea perché mi inizia a raccontare delle lavatrici che ha messo e dei cioccolatini che si è mangiato, controllo i soldi che ho e come d'accordo, nel pomeriggio, mi avvio alla Conad. Lì mi muovo meccanicamente, bazzico nel reparto dei liquori sentendomi a mio agio e compro alcolaglia di terza serie (degli analisti in Russia la mattina nelle loro riunioni non se ne capacitano: "Le vendite della vodka Moskva a Siena sono cresciute del 250% negli ultimi due mesi, aumentiamo la produzione e insistiamo su Siena"). A metà giornata mi sento realizzato e cacato di cazzo alla stessa maniera.
Alla fine, quando arriviamo alla fatidica ora, iniziamo a bere. E allora mi sento felice, l'unico momento della mia grama giornata di merda. Poi esco e mi presentano persone, chiacchiero (di cosa visto che non c'ho niente da dire?), insomma pare che viva. Poi in un modo o nell'altro trovo la via di casa e nel tragitto non penso a niente. E poi mi metto a dormire.
Ecco, mi sono sfogato descrivendo la mia tapina giornata, uggiosa ma accettabile se non fosse che non mi ricordo mai un cazzo. E' questo il nodo: trovo nomi scritti sul cellulare che non so chi sono, sulla tavola coccarde rosse e pile che non so come cazzo mi so finite in tasca, all'orizzonte la sottile depressione dell'alcolizzato. Bere per non soffrire, bere per soffrire.



(vieni127, a sinistra, che dà un mozzicotto a Fellone per sedare la sua logorrea)

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25/05/2008

Proctalgia fugace: il dolce supplizio

Un anno e mezzo, ragazzi! Un anno e mezzo di sofferenze covate dentro, ingoiate amaramente, digerite a fatica e metabolizzate con sudori, 18 mesi di vita intramezzati, di tanto in tanto, da lettere incomprensibili di Feliciano che dovrò prendermi la briga di rispondere. Sì, perché questo blog pare stia ripartendo, col suo carico di sciagure, disavventure, piccole catastrofi occorse al sofferente per antonomasia, me medesimo.
Per riprendere confidenza con questo mezzo, per immergermi nuovamente nel ruolo di cronista dei miei malanni, ho deciso di raccontarvi una storiuncola occorsami solo due sere fa. Ero nei pressi di un noto locale senese a bere un aperitivo, anzi no, a reggere in mano bicchieri non miei per poter mangiare impunemente gli stuzzichini. Flirtavo con ragazze a destra e a manca, non lesinavo risate e occhiatacce sexy, fumacchiavo.
Quando ecco che sento i primi sentori di un nemico invisibile e fastidioso, una patologia molto discussa Oltreoceano ma poco disquisita quì in Italia: la proctalgia fugace. Per chi non conoscesse il greco un dolore all'ano. Sì, insomma, al buco del culo.
Se la lussazione di ginocchia non l'avrei augurata neanche al mio peggior nemico, questa proctalgia invece la consiglio. E' un dolore che ha i pro e i contro, sicuramente un fastidio tremendo ma che dura solo cinque minuti e le cui acuzie non superano i 2 minuti: di solito capita la notte, tanto da farti svegliare, a me pure quando aperitiveggio. Ti blocchi, senti contrazioni anali, l'orifizio in questione non brucia o prude, semplicemente duole all'interno; sudi freddo e solitamente continui a fumare senza godere dei tiri che fai. L'altra sera interruppi le occhiatacce alle ragazzette e fissai negli occhi un amico, cercando conforto. Quand'ecco che sopraggiunse l'erezione, inaspettata e imbarazzante, qualcosa che non c'azzecca un cazzo in quel momento e che non è di supporto. Quindi iniziai a contrarre i muscoli della regione interessata dal dolore, ma nisba: dolore, pain.
Su un sito ho letto che non c'è terapia perché i sintomi durano troppo poco, anche se qualche specialista consigliava massaggi e correnti galvaniche. Io mi limito a sudare freddo e a stringere le "pacche". Sofferenza fugace, un ometto si tempra. Mi capita una volta al mese, speriamo la prossima volta non sopraggiunga quando dispenso flirts.



(vieni127 in uno schema in cui si ipotizza l'utilizzo delle correnti galvaniche per la terapia della proctalgia fugace)

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19/11/2006

Principi di febbre

Siete contenti ora? No, dico, vi è cambiato qualcosa? A furia di tirarmela mi so mezzo preso la febbre. Ho il naso che cola, principi di mal di gola sedati da Aulin®, la capo che duole a intermittenza e le ossa mezze scasciate. Non me la passo benissimo ma non posso permettermi una pausa; lunedì ho da andare all'università e dovrò comunque continuare a studiare.
Che poi la colpa è solo del tempaccio e di sti maledetti termosifoni nelle strutture pubbliche e non solo: io mi vesto col maglione, sto bene, vado dentro le strutture e mi muoio di caldo, esco e non fa freddo però tira vento e il sudore mi si ritorce contro nelle spalle, arrivo a casa e mi spoglio, riesco coi capelli bagnati conscio del caldo che ho patito. Non riuscendo a trovare l'omeostasi l'ipotalamo si caca il cazzo e il centro della febbre mi manda a quel paese. Poi però faccio lacrime di coccodrillo e mi metto il pigiama garbato, mi asciugo i capelli col phone e non fumo.
In questo modo cerco di resistere. La pugna è lunga, ma io conto di portare a casa la vittoria.



(vieni127 mentre s'asciuga con la carta igienica i sudori che butta)

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03/11/2006

Uno dei post più lunghi che ho mai scritto circa il freddo e la possibilità che mi ammali, ma non per le temperature basse

Giovani amici e giovani amiche, ma soprattutto giovani lungo e mediodegenti, voi che soffrite in ospedale o dentro al letto di casa vostra, voi che soffrite di cuore o di cervello, beh, eccomi di ritorno. E' tornato il freddo e questo, per alcuni pivellini, potrebbe essere un buon motivo per fare un post sui brividi, le mani ghiacciate e sui gelati che non possiamo più mangiarli per strada che sono più caldi dell'aria che c'è intorno e diventano pezzi di ghiaccio.
Io però non faccio un post del genere, se non altro perché essendo fornito di numerosi pannicoli adiposi, e in variegate parti del corpo (pure sulla schiena), continuo a sentire caldo. Sarà che la casa mia è calda a prescindere ma io ancora mi pezzo sotto le braccia, ancora inumidisco le mutande, ancora sudo come un puorco. Certo, ora esco per strada leggerino e sto benone, ma la realtà è che questa ciurma di freddolosi finirà coll'uccidermi, riverso nel mio stesso sudore. All'ospedale già mi immagino i termosifoni a manetta, nelle case della gente idem e a casa mia, come già detto, pare sempre il mese di agosto.
Allora bestemmio perché non solo sono mazziato, ma pure cornuto. Perché ostentando con i vestiti leggieri la bella stagione... mi ammalo!
Parliamoci chiaro: io sono una bella pellaccia e, per quanto avvezzo a soffrire, le febbri non fanno per me. La penultima si registrò nel gennaio del '99, l'ultima però appena 2 anni fa, nel febbraio 2005. All'epoca mi venne oltre che per la scriteriata idea di mettere il letto sotto la finestra (alla mattina mi svegliavo con il cuscino bagnato, ma non me ne curavo, stoltamente), anche perché uscivo come un pellegrino per strada: il mese di gennaio, non me lo posso mai scordare, andai alle 2 del pomeriggio a casa del Presidente solo con una camiciola a maniche corte (senza maglia intima né giacche o giacchette).
Così, amici sofferenti, vogliamo scommettere che mi prende la febbre pure quest'anno? Due anni fa, ricordo, fu una bella storia perché senza motivo mi imbottii di antibiotici e uno di questi mi fece un effetto collaterale altresì detto mughetto. Tenevo della merda sotto il palato duro della bocca e non potevo mangiare, fumare, parlare, come se fosse stata una mega afta (per dire il tipo di dolore). Mangiavo solo brodaglie e minestrine (ma non dimagrii). Per cui, vieni_127 caro, armati di forza e coraggio e vai incontro al tuo destino. Hai tanto da fare in questi mesi ma con le ginocchia che fanno giacomogiacomo e con la "freve" dietro l'angolo butterai di sicuro il sangue. Come di consueto.



(vieni127, quand'era femmina, si beccava la febbre più spesso)

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12/10/2006

A un amico sofferente

Essere fortunati nella sfortuna. A chi non è capitato? A me per esempio, sofferente tra i sofferenti, è successo che nonostante vivi a Siena per 11 mesi all'anno, il ginocchio me lo sono lussato a Centola: tutto è diventato più facile perché ero nel mio habitat e la casa era adibita ad una meno traumatica guarigione.
Talvolta tuttavia non solo dobbiamo buttare il sangue senza che nessuno l'avesse chiesto, ma dobbiamo pure farlo lontani da dove usualmente risiediamo, in viaggio per esempio. E quelle sono iatture!
Oggi perciò volevo dedicare il mio pensiero (e un post del mio blog) a chi non può farsi strozzare facilmente le emorroidi (come farebbe se fosse qui tra noi), a chi deve stare attento anche a ridere perché se no gli si infiamma l'ano, a chi non può sedere e tampoco camminare, a chi è in America e lotta col proprio culo (e non in senso figurato, anzi, l'opposto).
Perciò, amico mio, citando D'Annunzio e la sua "Seria Fiesolana" ti dico: "Fresche le mie parole ne la sera ti sien come il fruscìo che fan le foglie". Che possano darti conforto, avventuriero americano, perché con quelle palluccedde a livello delle pliche anali (cose ch'io non ho mai provato in vita mia) dev'esser dura schiattare in cuorpo le zoccole diabetiche, proprio dura!
Non arrenderti, cowboy de noartri, schiatta ncuorpo il nemico, esorcizza il male, tu sei forte, hai le sopracciglia attaccate ma sei forte, tanto forte. Go my friend, go!



(sembra una polpetta pronta per essere infornata!)

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05/10/2006

Un dente malandrino!

Mannaggia e poi metteteci il santo che volete, io di solito me la prendo con la povera Santa Barbara ma stavolta la risparmio e, anzi, penso non la scomoderò mai più che la poverella l'ho fin troppo disturbata fino ad ora.
La bestemmia solo accennata e servita ai vostri palati fini, peccatori di malaffare, serve eccome in questo momento perché sono due giorni che dopo pranzo mi prendo l'Aulin® a causa di un dente del giudizio che mi dà grattacapi non indifferenti. Che il capo spesso è sede di dolore non ci piove, ma quando la sofferenza in tal distretto torna inesorabile sono sempre cazzi amari.
Praticamente c'è il dente del giudizio di sinistra, quello inferiore e cioè sulla mandibola, che a differenza degli altri 3 che ancora non sono usciti (o che sono appena spuntati ma in modo discreto), sta uscendo con arroganza e senza un minimo di delicatezza.
Il suddetto già aveva bussato sulle mie gengive ad aprile, nei giorni della lussazione al ginocchio sinistro, e già allora la povera Santa Barbara vacillò. Poi si spense e ora è tornato alla carica: ma caspita, dico io, vuoi uscire? E allora esci e muoviti! Ho 22 anni ormai...
Annessi e connessi: non riesco a mangiare col lato sinistro, mi fa male la capo a sinistra e soprattutto nella regione auricolo-temporale, c'è il cazzo del linfonodo che s'è ingrossato come a un cretino (se lui non si fa sentire in questi casi non è lui, ci tiene proprio) e quando mi lavo i denti mi faccio male.
Ecco, mi sovviene una cosa che m'è successa sul palato duro quasi due anni fa, ma la racconto un'altra volta. Ora, benché grandini, me ne vado in palestra a rinforzare le mie ginocchia. Poi vi racconterò pure della palestra (piccola anticipazione: non pensavo sudassi fino a dentro il buco del culo!).



(sai dove te lo devi mettere quello spazzolino?)

NB. La volgarità di questo post è direttamente proporzionale al fastidio che provo in questo momento.

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03/10/2006

Temere gli starnuti!

Buongiorno giovini amici, eccomi di nuovo. Le mie ginocchia malandrine mi stanno accompagnando senza infamia e senza lode per il mondo ma essendo ancora debolucce oggi dovrei andare in palestra e per tre mesi condurre un programma di rafforzamento dello stramaledettissimo vasto mediale. Nei giorni scorsi ho già testato le gambe andando a correre sopra un tapis roulant e sguarrandomi il culo per 11 kilometri (in tre giorni, mezz'ora al giorno) e sudando come un puorco.
Ecco, dal momento che non ho molto da dire circa sofferenze attuali voglio raccontare una strana patologia che per mia fortuna è stata transitoria ma che, ugualmente, m'ha recato molto handicap nel periodo in cui ne sono stato affetto. Credetemi non scherzo, m'è capitato davvero e ci soffrivo, vivevo con l'ansia e se poi il "fattaccio" accadeva erano cazzi.
Era il secondo liceo, quindi diciamo 8 anni fa, e io non potevo fare starnuti. Ecco, al giorno d'oggi a me gli starnuti stanno molto simpatici, li faccio spesso senza freni inibitori e sputo inconsapevole muco per terra (se sono per strada) senza remore, altrimenti mi metto la mano d'avanti la bocca e ma la inguacchio. Ecco, non voglio discorrere sugli starnuti che, oggi come otto anni fa, facevo beatamente. Piuttosto all'epoca accadeva una strana cosa, forse colpa di qualche insufficienza sfinteriale, forse per un impegno sbagliato dei muscoli che occorrono per un buon starnuto: ebbene quando starnutivo (diciamo ogni 20 starnuti in media) mi cacavo! Si, mi cacavo!
Non posso dimenticare quando un giorno andammo al campo di calcetto con la scuola e dovevamo fare il torneo delle classi (al mio liceo c'erano solo 5 classi e 1 sezione): io facevo il figo che a calcetto, benché chiatto, me la cacav... ehm cavavo. Toccava alla mia squadra esordire, mi sembra contro la classe terza: prima di iniziare faccio uno starnuto e zac! Sento il buco del culo che si scuote e un attimo dopo suppongo che ho fatto la frittata. Gioco facendo finta di niente ma dopo 5 minuti fingo una distorsione della caviglia. Vi lascio immaginare il calvario, 5 ore, fino a quando arrivato a caso mi spoglio velocemente e metto fine allo schifo.
Ecco, questo mi capitò, in secondo liceo, 4-5 volte tanto che mi iniziai a preoccupare e quando la gente che lo sapeva (pochissimi) mi vedeva fare uno starnuto invece di dirmi "salute" mi dicevano "ti sei cacato pure stavolta?". Nato per soffrire, poi dite che non è vero...



(vieni127 dopo gli starnuti anziché pulirsi il naso si puliva il culo)

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05/09/2006

Un vasto sottotono sancisce il mio ritorno

Welcome back, me lo dico da solo. Dunque, siamo al 5 settembre e per fortuna non sono morto. Anzi, le notizie che riguardano la mia persona (intesa come essere vivente che soffre) vanno via via migliorando e ora come ora sto vicino all'80% della condizione.
Ricordate dell'operazione a lungo menzionata ad entrambe le ginocchia? Un primario delle ossa mi ha detto che non mi devo operare ma che devo semplicemente fare tanta ginnastica rinforzante il muscolo quadricipite e più in particolare la porzione detta vasto mediale, che è quella che dovrebbe contribuire a tenere la rotula in sede. Pare che ce l'abbia a terra quel muscolo lì, eppure è strano perché ho sempre fatto sport tipo calcio, pingpong e ciclismo. Boh.
Per il resto, a parte che sono diventato un chiattone che rasenta il quintale, me la cavicchio e con l'acqua di mare mi sa s'è pure attenuata, e di molto, la blefarite squamosa. Respiro bene, afte non ne registro da mesi, i denti sono abbastanza puliti, salgo le scale che è un piacere e il cuore mi duole molto più raramente. Vi (e mi) terrò aggiornato nei prossimi giorni. Passo e chiudo.



(una bella vista di vasto mediale, in abruzzo)

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14/07/2006

Sofferenze: puah!

Probabilmente (ma anche no) vi sarete chiesti perché e percome non aggiorno più il blog incentrato sulla sofferenza. Orbene questo blog lo avrei chiamato "nato per aggiornare" o "nato per essere puntuale" se avessi voluto rifornirvi con scadenze precise di post nefasti. Ma che volete, nella memoria ho ancora qualche episodio spiacevole da poter raccontare (come quella volta che all'asilo mi feci male il pistolino "chiudendolo" nella cerniera dei pantaloni dopo aver fatto pipì), ma è un periodo in cui soffro poco (e un po' me ne dolgo).
L'Italia ha vinto i mondiali, ho preso un brillante voto a Anatomia Patologica (fatto il giorno dopo Germania-Italia 0-2 dts con pochissime ore di sonno sulle spalle causa festeggiamenti), le ginocchia "azzariano" (ma tranquilli, dovrò operarmele) e fra un po' mi farò un viaggetto. Dunque sto bene e d'altra parte è da immaginarlo che se non aggiorno queste pagine è per due motivi: o sono morto definitivamente o non posso lamentarmi.
Alla prossima sofferenza.



(vieni127 mentre guarda Messico-Angola, con in viso il tricolore mexicano!)

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28/06/2006

Mettere il bastone tra le ruote al medico

Mi ricordo che quando ebbi la pleurite, o meglio un versamento pleurico di natura essudatizia non so per quale motivo, mi salì la febbre in modo spaventoso ed era estate. Ricordo che era il 1997 ed ero derelitto nel letto e stavo veramente a terra di morale. Ricordo pure che nel letto spesso avevo il Tuttosport, perennemente sulla pagina del mercato di Serie A con la tabella con acquisti e cessioni delle squadre, spesso avevo anche un mazzo di carte francesi che facevo solitari. Il medico mi auscultò le spalle e decise di aggredire l'infiammazione con dodici penicilline intramuscolo e in futuro mi resi conto che si parò il culo con quella terapia aggressiva che è come ammazzare un cane con un carrarmato. In ogni modo una sera venne un signore a trovare i miei genitori, un tipo che conosco e di aspetto austero e i miei decisero, visto che c'era, di fargli auscultare le mie spalle. Io ero nel letto che dormivo, erano le 10 di sera. Entrò il medico e mi svegliarono e io capii che doveva un attimo visitarmi.
"Su, alza la maglia e fammi sentire le spalle"
"Subito"
"Ehm, questa deve essere tua..."
"Ah si, grazie"
Successe che, una volta alzata la t-shirt, il medico trovò un asso di picche appiccicato col sudore sulle mie reni, un asso di picche che evidentemente nel delirio della febbre mi era scivolato nella maglia. Questa cosa lì per lì fu una cosa a cui non diedi peso. Dopo alcuni anni, se ci ripenso, invece rido.
Ecco, ho scritto la mia stronzata quotidiana, torno sulle sudate carte.



(niente, semplicemente quel poveraccio di vieni127 febbricitante)

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26/06/2006

Usualmente cadere dalla bicicletta

Ieri Bettini è diventato il nuovo campione italiano, meno di un mese fa infuriava la polemica Simoni-Basso e sabato prossimo comincerà il Tour de France, già infuocato per dichiarazioni sul doping di Lemond. Così io mi fermo a pensare un attimo e in un baleno mi figuro in testa tutte le ferite e le imprecazioni e il sangue dalle ginocchia (in seguito lussate) e le paure nate dalla mia bicicletta, per lo più in tenera età.
Detto già dello squarcio sul labbro per opera di un freno di bicicletta, questo mezzo di trasporto ha sempre partorito ilarità, competizione e tanto, troppo dolore. Io da piccolo giocavo spesso a pallone e facevo i campionati da solo e così anche quando andavo in bici facevo telecronache e fantomatici scatti in salita in un ipotetico giro delle Asturie: un giorno stavo facendo uno speciale celebrativo su Bjarne Riis, a casa mia, e giravo su me stesso in uno spazio di 5 metri per 5 con la bici grande. Mentre giravo e raccontavo bisbigliando l'infanzia del danese mi iniziarono a venire capogiri così che mi ritrovai per terra con escoriazioni (che poi spacciai per un episodio infausto del ciclista all'età di 22 anni).
Un'altra volta avevamo appena finito di vedere una tappa del Giro con mio fratello e decidemmo perciò di farci un giro. Aveva vinto Baldato quella tappa, ottimo sprint con colpo di reni finale e il suddetto fratello decise di emularlo sprintando con me: vinse ma nel fare il colpo di reni franò rovinosamente a terra e sgorgò tanto sangue. Io non c'entro in questo episodio, ma era da raccontare perché mi presi spavento e perché rimanda a un altro spiacevole sprint.
Era di mattina e mentre ci recavamo non so dove, sempre io e il fratello mio, decidemmo di sprintare, una volata da fare sui pedali: la mia bici iniziò a barcollare e stavo portando a casa la vittoria se non che l'imperizia dell'epoca non mi evitò l'ennesima caduta, apostrofata da un mezzo pazzo del paese che diede tutta la colpa a mio fratello maggiore. Mi scumai, come ovvio.
Un'altra volta il mio mezzo aveva le ruote lisce e nel fare una curva nella discesa di casa volai io a una parte e il mio biciclo a un'altra (mio fratello, sempre lo stesso che ne ho uno solo, mi sfottè, provò lui e prese la medesima botta).
Ancora, in estate, dovevo passare con la bici tra le sedie e la porta di casa (che andiamo a stare alla casa al mare) e persi l'equilibrio e mi infilzai il braccio in uno spigolo della porta e poi in un'altra occasione feci una inversione a U in salita e persi l'equilibrio e come risultato l'ennesima quagliettona condita da sangue. E poi mille altre sciagure, non da me ricordate ora.
Sono caduto pure dal motorino, ma quella è un'altra storia. L'importante in ogni modo è che non mi sono mai fatto realmente male e così ora rido di quei buffi incidenti. Ma so già che con la sfortuna di ora, se cadessi dalla mia attuale bici, mi romperei la noce del collo. Viva il ciclismo, viva l'Italia!



(vieni127, un cumulo di macerie, la sua bicicletta)

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22/06/2006

Scatarrata

Io certe volte vorrei farmi passare per pazzo che seppure decidessi di non voler fare bene neanche a Cristo nessuno mi direbbe niente. No, perché è un periodo di stanca in cui alla mattina ti alzi e sai che devi buttare il sangue sui libri che poi la sera, prima di chiudere gli occhi, fai mente locale su quelle che hai studiato e non ti ricordi un cazzo.
Quindi mi scoraggio e mi ridico se non è meglio guardarsi tutte le partite del mondiale, anche se poi ripenso alle ultime clamorose perdite alle scommesse e allora stramaledico pure il mondiale che non è possibile che contro la Tunisia tifo per tutta la partita Spagna che avevo scommesso che la Spagna vinceva con un gol di scarto e poi sul 2-1 ti vanno a segnare a tempo scaduto il 3-1, e finisco per odiare ciò per cui ho tifato fino a un minuto prima. E poi il giorno dopo i paraguayani del cazzo che andavano avanti sempre con la legge del 3 o con quella dello 0 (o facevano 3 gol o nessuno da 8 anni a questa parte) vanno a vincere contro i caraibici per 2-0 e io avevo scommesso che nella partita si sarebbero segnati almeno 3 gol che poi pure il cazzo del Trinidad non ha segnato manco un gol nel mondiale e non si mette neanche vergogna di andarsene nelle sue isolette grandi quanto 2 valdaosta senza manco un gol. E poi ancora Ljungberg decide sempre contro i paraguayani del cazzo che deve segnare un gol allo scadere a Bombadilla e poi ancora che Kakà non riesce a fare il 3-0 contro i canguri di merda, eppure era da solo, in area. E ancora il Messico contro l'Angola della tattica "tutti in difesa, Akwa in attacco" non riesce a vincere la partita che come ovvio avevo pronosticato vincesse. E ancora l'Ucraina non riesce a fare manco un gol alla Spagna che dovevano mangiarsi l'aria e alla fine hanno fatto cagare contro gli iberici.
Ecco, a voi sembrerà che non sappia scommettere, ma tutti questi episodi sono gli unici errati di schedine per altro corrette, e sono tutte le partite della sera perché porca troia io azzecco il pareggio della Croazia col Giappone, azzecco la Svizzera contro il Togo e la Polonia contro la Costarica e poi per un Kakà di merda non riscuoto denari. Perché se alla fine avessi vinto la metà delle scommesse che ho perso all'ultimo minuto, ebbene io oggi avevo almeno 200 euro in più e questo blog lo avrei abbandonato perché non c'era niente per cui soffrire e poi sarei andato in America coi soldi intascati.
Ora inizia l'Italia. Ho scommesso che la partita finisce con 3 o più gol. E poi vado a studiare. Mannaggia. Sono nato per essere cacato di cazzo dagli eventi. Ecco, così dovevo chiamarlo il blog. Porco. Gli eventi si accaniscono.



(vieni127 è stato prontamente sedato dopo questa invettiva confusionaria)

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19/06/2006

Scherzi idioti che fanno male dentro

La sofferenza è un concetto a cui spesso si pensa considerandola come un processo cronico. Le acuzie però di un dolore fisico talvolta riescono a imprimere un marchio di sofferenza così profondo nell'animo umano che seppur sia soppressa la fonte del dolore, non si sopisce il patire logorante.
E' il caso del protagonista inconsapevole del video qui sotto che seppur alla fine rimane scevro dal pericolo e risulta preservata la sua incolumità, non può esimersi dal reagire in modo sacrosanto. Perché io penso che se avessero fatto a me quello che hanno combinato a lui, non solo mi lussavo un paio di rotule, ma stavo ancora tremando in un angolo e soffrendo e bestemmiando a gesùbambino.


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16/06/2006

Problemi gastrici

Ancora Feliciano, ancora una lettera in cui non capisco cosa vuole dimostrare, come se l'esclusiva della sofferenza appartenesse solo a lui. Io poi, che sono gentile, lo rispondo sempre in modo garbato però, Feliciano caro, cerca di lamentarti di meno e di sorridere di più, visto pure che Rosa è tornata alla base.

vieni127, continuo a leggere il tuo blog e dall'ultima mail che t'ho mandato sono cambiate alcune cose. Dal momento che però non ti conosco non ti vengo a dire tutti i fatti miei e mi limito a informarti che mi sono messo di nuovo con Rosa, ci ha ripensato. D'altra parte è difficile resistere a un bell'uomo come me. In ogni modo ti scrivo perché l'altro ieri mi sono fatto uno gastroscopia (causa problemi allo stomaco, bruciori e cose così) e credimi, è cosa brutta. Non pensi che i tuoi stupidi squarci siano poca roba in confronto a un tubo che ti arriva fino allo stomaco?

Feliciano, orsù, ringrazia a Dio che te l'hanno infilato dalla bocca il tubo, che per arrivare allo stomaco ci sono pure altre vie... più impervie, ma ci sono...



(vieni127 risponde, questa volta un po' più cacato di cazzo)

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13/06/2006

Comparsata agrodolce

Io do al cinema ma il cinema non dà a me e questo mi tedia e mi corrode. Ricordate gente, fare fiction per la RAI è in ogni modo infruttuoso, anche se vi pagano 80 euro per un 8 ore di nulla e se ti alabardano con vestiti buffi. Per dirla breve ho fatto la comparsa in una fiction che chissà quando uscirà su Rai Uno, Graffio di Tigre si chiamerà, e ho fatto il partigiano.
Sapete, ho un ginocchio a mezzo servizio e allora mi cacavo in mano perché se mi facevano fare parti avventuriere o atletiche ero fottuto. Prima ho raccontato la mia storia clinica alla costumista, poi al barbiere, quindi alla organizzatrice delle comparse: tutti mi dicevano che probabilmente non ci sarebbe stato nulla di particolarmente agile. Ma io ero comunque teso e allora sono andato a cacare il cazzo finanche all'aiuto regista dicendogli che bla bla e che non potevo saltare o correre che mi ero lussato la rotula da 10 giorni (bugia). Alla fine è andato via tutto liscio, mi dovevo nascondere tra le sterpaglie e puntare il fucile contro Francesco Salvi che faceva il fascista. In ogni modo mi ero ripromesso di non fare più cose del genere, o meglio di non fare più film storici con partigiani, tedeschi e fascisti. E nemmeno fiction RAI.
Senonché oggi mi hanno richiamato che serviva un contadino giovane per le riprese di domani. Titubante ho accettato, ho fatto 60km di auto per andare a fare la prova costume e contro i miei precedenti dogmi e assunti mi ero autoconvinto che erano altri 80 euro facili e stavo quasi per dire felice: "Viva mamma RAI". Fino a dieci minuti fa, quando questo post non era manco nei più reconditi pensieri: mi chiama la tizia che ci ha assoldato e mi dice che la produzione ha tagliato la scena dei contadini giovani. E implicitamente che quindi mi posso mettere in culo i 60 km, i futuri 80 euro, la coppola da vecchio e il rispetto per il mondo delle fiction.
Ora mi rodo il culo e odio il cinema, la tv, le fiction, Gabriella Pession, Sergio Assisi e tutto il cucuzzaro.
No, non si può dire che ora sto soffrendo, ma che cazzo...



(vieni127 in vesti partigianesche, dietro la serenità cela preoccupazione)

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11/06/2006

Trilogia dei punti #3

Infine andiamo a descrivere il metodo cruento col quale un bimbo di 7-8 anni si ritrovò con un labbro spaccato all'interno e con sangue che sgorgava dalla bocca.
Era estate (che si sa, è la stagione in cui i ragazzetti si fanno male) e i giovani alle soglie della pubertà organizzavano partite sulla spiaggia, un po' per divertirsi un po' per iniziare a civettare. Giovini aitanti, giunti in quel lembo di litorale da varie parti della Campania, gioventù insomma. Tra questi io, non convocato per il match a causa della mia tenera età, che decisi di non mancare all'appuntamento anche perché mi sarei messo a mollo in una conchetta e sarei stato così spaparanzato a prendere la tintarella. Senonché il campo da giuoco si rivelò pieno di pietre, alcune infime e piccole, altre palesi e pesanti, cosicché prima del fischio di inizio i suddetti giovani decisero di sgombrare il terreno di gioco togliendo quante più pietre possibile.
Io intanto avevo già preso posto in una vasca naturale incavata negli socgli, poco lontano da dove gli altri si preparavano per giocare. A un certo punto, mentre papariavo nell'acqua alla meglio, sentii un urlo che aveva le fattezze del mio nome e che terminava con un concitato "attento!!!". Il tempo di girarmi verso quella voce sconosciuta e dalla provenienza a me ignota che mi ritrovai con una pietra in bocca, giusta sui denti, e dopo un secondo o anche meno iniziai a perdere sangue che manco quando scanni un puorco ne esce tanto.
Non sapevo chi era stato il colpevole, d'altra parte mi interessava poco. Ricordo che sebbene mi fossi fatto male al labbro supero-interno di destra mi portarono dal medico in braccio, manco mi fossi rotto una gamba. Mamma era andata a comprare la carne e quando tornò trovò trambusto e vide suo figlio che scalciava il dottore e gridava come un ossesso "a chi si avvicina, do a calci". Dopo aver provato ben 7 punti, ne avevo piene le tasche di quei cosi. Dopo avermi esorcizzato però, riuscirono a mettermi i due punti necessari per guarire.
E pensare che non dovevo manco giocare...



(dopo aver letto la trilogia, benny XVI ha benedetto vieni CXXVII all'angelus di oggi)

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08/06/2006

Trilogia dei punti #2

Secondo capitolo delle mie vicissitudini sfreggiatorie. Come detto e ridetto (riepilogo per gli sbadati) nei primi 6-7 anni di vita ho provato il sapore del sangue per ben tre volte, tanto da dover ricorrere ai punti di sutura. La prima circostanza (che in ordine cronologico è poi in realtà la seconda) l'ho descritta ieri e ora vado a raccontarvi come fu che a 4 anni o giù di lì mi aprii la testa.
Era un giorno non so di quale mese, ricordo che c'era il sole e che a casa mia c'erano tanti cristiani. Avevamo mangiato tutti insieme e io, dopo il pranzo, me ne ero andato fuori a giocare. La porta di casa dava come ovvio all'esterno e prima di arrivare alla strada c'era poi un cancelletto verde: dal luogo dove satollo cercavo di digerire scalciando un pallone di pezza, vidi a 50 metri di distanza su un balcone di una casa vicina, il mio amico preferito dell'epoca, tale Guido. Una volta vistolo gridai verso di lui e lo invitai a venire da me che avremmo fatto due tiri, saremmo stati un po' insieme insomma. Lui acconsentì e io felice lo aspettavo. Quando lo vidi all'orizzonte feci per corrergli incontro ma malauguratamente inciampai cosicché andai a finire con la testa sullo spigolo del suddetto cancelletto. Ricordo che caddi mentre gridavo "Guidooooo". Sentii un dolore della madonna e iniziai a sgorgare sangue che manco un aborto spontaneo ne produce tanto: ovviamente piansi e feci preoccupare tutti i commensali che corsero fuori a vedere che era successo (voglio ricordare che prima di allora, a parte la pertosse, ero immacolato cosicché nessuno si aspettava quel che successe, a differenza di ora in cui quando mi faccio male la gente già lo sa e non si meraviglia). Con una asciugamano cercarono di tergermi il sangue e subito mi misero in auto e mi portarono dal medico.
La storia finisce che il medico si impressionò e mi mise i quattro punti solo dopo averlo fatto rinvenire, perché appena vide il sangue svenne.



(vieni127 subito dopo l'impatto, prima che scoppiasse in lacrime)

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07/06/2006

Trilogia dei punti #1

Uno nasce, no?, nasce e pensa che la vita è bella, come il piccolo Buddha. E invece no, non per me, perché io fin da piccolo mi son dovuto confrontare con la malattia, e le punture, e le bestemmie (ancor prima che venissi battezzato). Oggi voglio aprire una mini rubrica, anche definita orgogliosamente da me trilogia, con la quale espongo i motivi e i modi per cui io mi sono squarciato sul capo. E' un argomento questo che i cultori di questo blog già conoscono visto che per ben due volte, in due post diversi, ho detto che ho collezionato 9 punti di sutura nel mio capozzolone. Oggi racconto come e quando è successo che dovetti mettermi 3 punti sul labbro supero-esterno di destra. Non pensate a storie di un eroe o di uno sfortunello unico nel suo genere, piuttosto pensate a "un cazzo", nel senso di fessacchiotto.
Capitò che era estate, io avevo non più di sei anni, ed avevo comperato un paio di gadget da vigile urbano giusto così, tanto per fare. Accadde dunque che mi misi in una strada stretta e non proprio trafficata, in una mattina di luglio, ed ero determinato nell'adempire al mio lavoro di ausiliario del traffico. Se non che, mio fratello sopraggiunse con una bicicletta da femmina che, evidentemente, non aveva freni. Ora, se tutti i vigili si intimidissero quando uno commette una infrazione oppure quando uno non si vuole fermare a un posto di blocco, allora avremmo un paese di delinquenti: così io alzai la paletta e non mi curai delle sue parole ("Levati che non ho freni, levati, levati che non posso frenare, lev... SBUM!"). Lui doveva fermarsi e la storia dei freni non me la sarei bevuta, neanche per sogno: l'impatto proprio con uno dei due freni fu violento (ero alto un metro all'epoca) e inevitabili furono gli schiamazzi, i pianti, le bestemmie. Mi portarono dal medico che era lì vicino e la dottoressa mi mise i punti mentre stringevo forte, per provare un po' meno di dolore, la mia paletta da vigile: la storia finì che dovetti bere per un po' con la cannuccia e da quel giorno non ho più parlato mio fratello (poi il rancore rientrò dopo un paio di mesi).



(la freccia indica il punto dove mi feci male)

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04/06/2006

"Pronto..." "Giulietta?" (off-topic n°1)

Forse ciò che sto per raccontarvi è off-topic, non c'entra con questo blog e con le sofferenze, ma cazzo mi ci sono fatto nervoso. Che se proprio non si può dire che ho sofferto, è la controprova che sono veramente sfortunato.
Circa un'ora fa dormivo beato, placido, e sognavo. Ho sognato in realtà tutta la mattina, ma in quel momento stavo sognando una cosa che non mi capiterà mai più di sognare e cioè ero a casa mia giù nel Sud, bello come il sole e parlavo in un inglese stentato con Penelope Cruz. Le avevo detto che avrei fatto da lì a poco la comparsa in un film di Tom Cruise e lei è rimasta sorpresa perché non era a conoscenza che Tom Cruise stesse per fare un film. Allora si è allontanata e l'ha chiamato e io origliavo ma non capivo un cazzo che parlavano in inglese veloce. Quando è tornata io ho detto "I think Tom Cruise is a very stupid man, no?" e lei mi ha sorriso e mi stava per rispondere.
A un certo punto è suonato il telefono qua a casa. Porca troia, ho cercato di non scompormi ma suonava insistentemente. A un certo punto Penelope, che io implicitamente amo da almeno 15 anni, è sparita, puf. Io nervoso e cacato di cazzo, sbavato per metà viso e con l'alito fetente sono andato a rispondere.
Una vecchia, che se se l'era chiamata il Signore stanotte non aveva fatto una cosa sbagliata, con la voce tremula e con almeno 110 anni sul groppone, dopo il mio "pronto", mi fa: "Giulietta?".
"No, ha sbagliato numero". E scappo a dormire, torno veloce nel letto per cercare di riacciuffare Penelope. Inizio di nuovo a sognare ma questa volta sono un contadino che alleva puorci.
Ora io so che non vedrò mai più Penelope e se quella vecchia di merda avesse fatto il numero giusto, ora io annoverei la Cruz tra le mie conquiste oniriche.



(ho perso la prima per un'imperizia della seconda)

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03/06/2006

Sofferenze future che preannunciano un brulicare di post

"Ah ma quello ha sempre avuto le ginocchia inguaiate..."
"Ne ha passate di tutti i colori con le ginocchia..."
"Già è assai che mo lo vedi che cammina bene..."
"E' sempre stato sfortunato con le ginocchia..."
Ecco, giovani amici, immagino frasi del genere fra un mezzo lustro o anche fra dieci anni. Perché è ufficiale: dovrò operarmi ad entrambe le ginocchia, due operazioncine niente male che mi toglieranno via "almeno" un anno di calcio giocato (meno male che lo scandalo è scoppiato ora e l'assenza sarà più lieve) e almeno 6 mesi di deambulazione corretta. Che dire se non... siamo nati per soffrire?!?!



(caro vecchio Ciao, cosa darei per essere snodabile come te)

postato da: vieni127 alle ore 18:06 | link | commenti (3)
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01/06/2006

La saga delle ginocchia sanguinanti

Il primo giugno, è noto, ci si ferma a ricordare. E così, spulciando tra le mille e dolorose vicissitudini negative della mia grama esistenza, ho scovato un episodio degno del miglior Oliver Twist.
Immaginatevi la stessa scena di qualche post fà, cioè un pupetto di 12 anni un po' in carne e pieno di vitalità. Insomma, lo stesso personaggio che si slogò il polso per parare un bolide di un 45enne, era a mare in una stellata notte di Ferragosto, ai piedi di un falò. A mezzanotte, con la luna alta e gli schiamazzi del caso, tutti i giovini iniziarono a correre verso il molo dove a furia di tuffi si sarebbero divertiti tanto (da precisare che la zona del falò era molto scogliosa). I suddetti giovini allora gridarono "dai ragazzi, andiamoci a fare il bagno" e iniziarono a correre verso l'acqua. Il protagonista di questa storia, cioè io, seguì tutti gli altri, più grandi e agili di lui: fu che decisi di passare tra le scintille del fuoco, come a seguire la scia degli altri, e mentre scimmiottavo Rambo presi una botta sugli scogli che non mi misi a piangere solo perché mi vergognavo.
Il ginocchio destro si sbucciò inesorabile e tutto sanguinante non demorsi e andai a farmi il bagno. Non è che me lo godetti a pieno, però sapete, era pur sempre un bagno di notte e allora a fanculo il dolore, il sangue e le bestemmie.
Usciti dall'acqua faceva un freddo di merda e i soliti giovini, che se ci penso ora li maledico, gridarono "dai ragazzi, andiamoci ad asciugare vicino al fuoco" e iniziarono a correre verso il fuoco. Io, stolto, li seguii e, non ci crederete, presi un'altra quagliettona che ancora me la ricordo. Quella volta toccò al ginocchio sinistro grondare sangue (un giorno poi quelle ginocchia si sarebbero lussate) e il pupetto di cui sopra ne scese a gesùbambino e iniziò a piangere.
La storia finisce che poi si fecero le croste e quando mi andai a confessare una settimana dopo il prete mi sfottè pure dicendo "che, hai pregato così tanto che ti si sono sbucciate le ginocchia?". Cornuto e mazziato.



(lo scoglio su cui inciampò due volte vieni127)

postato da: vieni127 alle ore 10:38 | link | commenti (4)
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